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venerdì 28 giugno 2013
Dal 24 al 30 giugno GRIOT sarà al MedFilm Fest con un ciclo di incontri e letture alla Casa del Cinema
La Libreria GRIOT accompagna le proiezioni del MedFilm Festival 2013 con un ciclo di incontri letterari all’ora del tramonto. Approfondimenti sui paesi presenti al festival arriveranno dagli scrittori invitati ad animare le Letture dal Mediterraneo, con presentazioni di libri, testi inediti e racconti di viaggio.
Gli incontri si terranno a partire dalle ore 20.00 nell’arena della Casa del Cinema, Largo Marcello Mastroianni, 1
Programma
Lunedì 24 giugno, presentazione di “Oltre il mare” di Stefano Polli, CDG Edizioni. Stefano Polli, giornalista, responsabile dell’Area internazionale dell’Ansa con il suo libro “Oltre il mare” ci porterà oltre il Mediterraneo, fino in Sud America alla ricerca di un’Europa nascosta dall’ altra parte dell’oceano, un viaggio introspettivo nelle maglie spesso troppo strette del quotidiano. Presenterà il libro il giornalista Marco Ventura.
Martedì 25 giugno, presentazione di “Sumino o’falco. Autobiografia di un ergastolano” di Cosimo Rega, Robin edizioni. Cosimo Rega, attore del film di Vittorio e Paolo Taviani “Cesare deve morire” nel suo libro racconta la sua esperienza di ergastolano e attore pluripremiato. In omaggio al progetto Methexis del MedFilm che coinvolge gli istituti di pena italiani, Rega ci racconterà la realtà delle carceri, tra desiderio di riscatto e privazione dei dirittI. Presenterà il libro Valentina Brinis dell’Associazione A buon diritto.
Mercoledì 26 giugno, letture di racconti inediti di Helene Paraskeva. Helene Paraskeva, scrittrice greca ma italiana per scelta, ci leggerà i suoi racconti inediti, riflessioni sul cinema ed anche alcune pagine di letteratura greca. Ha pubblicato “Nell’uovo cosmico” (Fara editore, 2008), “Meltemi” (Lietocolle, 2009) e suoi racconti sono pubblicati su varie riviste, e inclusi in numerose antologie, fra cui San Nicola, il Moro Perentorio (La meridiana 2006), Alcesti, Il carro di Pickipò (Ediesse 2006), Migrazioni e paesaggi urbani (CACIT 2008), Lingua Madre Duemilaotto (SEB 2008), Lo sguardo dell’altro (Mangrovie 2008), Rondini e Ronde (Mangrovie 2009).
Giovedì 27 giugno, letture dalla letteratura croata di Sarah Zuhra Lukanic. Nell’ambito dei festeggiamenti per l’ingresso nell’Unione Europea della Croazia che è Paese Ospite d’Onore del festival, la sezione Letture dal Mediterraneo ospiterà Sarah Zuhra Lukanic, esperta di letteratura croata e della migrazione, scrittrice e “ponte” tra Italia e Croazia, che leggerà per noi alcune pagine di autori del suo paese di origine. Suoi racconti e poesie sono apparsi in varie pubblicazioni. Nel 2007 è uscito il suo primo romanzo Le Lezioni di Selma per le edizioni libribianchi di Milano.
Domenica 30 giugno, letture di Francesca Bellino. Conclude il ciclo l’incontro con Francesca Bellino, giornalista, viaggiatrice e scrittrice, che ci racconterà la sponda sul del Mediterraneo e la Tunisia in particolare attraverso un suo racconto inedito. Oltre a moltissimi articoli e reportages di viaggio, ha pubblicato “Il prefisso di Dio. Storie e labirinti di Once (Buenos Aires)” (Infinito Edizioni, 2008) e “Uno sguardo più in là” (Aram/Betmultimedia, 2011).
giovedì 27 giugno 2013
Editoriaraba - Nuovo premio letterario in Francia: “Prix de la jeune litterature arabe”
L’Institut du Monde Arabe e la Fondazione Jean-Luc Lagardére hanno ideato un premio letterario per scrittori originari di paesi membri della Lega Araba che abbiano pubblicato un’opera, scritta in francese o tradotta dall’arabo in francese, sul tema dei giovani arabi. L’opera può essere un romanzo o una raccolta di racconti o di poesie ma deve essere stata pubblicata nei 12 mesi precedenti al bando.
Ad inizio autunno verranno selezionate, da una giuria apposita, le opere finaliste (da 4 a 10) e il vincitore verrà annunciato il 20 novembre prossimo, nel corso di una cerimonia che si terrà nel prestigioso IMA a Parigi (il vincitore riceverà 10.000 euro).
Considerato che negli ultimi due anni molto è stato scritto sui giovani del mondo arabo e del loro ruolo nelle rivolte nell’area MENA, sarà molto interessante conoscere i nomi dei finalisti e capire così quale sia stato il bacino da cui la giuria ha pescato.
Per saperne di più potete contattare:
Fondation Jean-Luc Lagardère
Amélie Prot ; 01 40 69 16 82 – 06 75 84 24 79 – aprot@lagardere.fr
42, rue Washington – Immeuble Monceau – 75 408 Paris Cedex 08
Institut du monde arabe
Salwa Al Neimi ; 01 40 51 39 82 – salneimi@imarabe.org
Maati Kabbal ; 01 40 51 34 68 – mkabbal@imarabe.org
1, rue des Fossés Saint-Bernard – Place Mohammed V – 75 236 Paris Cedex 05
lunedì 24 giugno 2013
Editoriaraba - “Nakba. La memoria letteraria della catastrofe palestinese”
Sabato pomeriggio con Arabismo Editoriaraba ha presentato Nakba. La memoria letteraria della catastrofe palestinese, di Simone Sibilio (Edizioni Q, 2013).
Qualche settimana fa, in occasione della celebrazione dei 65 anni dalla Nakba, la comunità palestinese di Roma e del Lazio aveva invitato lo scrittore e giornalista Ahmad Rafiq Awad che ad Editoriaraba ha espresso la volontà di continuare a ricordare al mondo che il popolo palestinese esiste e resiste ancora.
Forse qualcuno si chiederà perché sia necessario ricordarsi dell’esistenza di un popolo.
Perché la Nakba, come dice anche Simone Sibilio nel suo libro, non è finita nel 1948. La Nakba esiste ancora oggi. Da 65 anni in Palestina sono in atto pratiche di cancellazione di un popolo, della sua identità e della sua memoria storica e culturale per sovrapporne un’altra, quella dominante. Dal ’48 la vita e la memoria dei palestinesi sono state declinate nel senso dell’instabilità: dispersione, deterritorializzazione, campi profughi, esilio, diaspora, cancellazione del paesaggio, distruzione degli archivi, dei villaggi, sovrascrizione dei nomi. Molto è andato perso, molto è stato distrutto, molti palestinesi hanno voluto dimenticare e non parlarne più. Non tutti però.
Tutto ciò che non è andato perduto si è conservato nella memoria culturale, ovvero in una memoria immediata e collettiva, che traduce la memoria vivente dei testimoni e trasmette l’esperienza alle generazioni future. Questa memoria interviene per raccontare gli eventi traumatici che non sono più esperibili o ricostituibili quando il trauma è stato così forte da sopraffare l’uomo.
Ed ecco quindi spiegato il titolo e l’obiettivo di questo libro, importante e ambizioso: indagare la produzione culturale palestinese legata al ricordo traumatico della Nakba.
Le opere di poesia e di prosa selezionate dall’autore testimoniano come il ruolo della letteratura sia quello di servire da strumento per recuperare le tracce di un passato traumatico, attraverso elementi e simboli che riattivano il ricordo e confermano la presenza palestinese su un territorio da cui si è voluta eliminare ogni traccia di presenza.
Hanno quindi una funziona positiva: recuperano il passato per consegnarlo al futuro senza renderlo patologico.
Ecco perché i temi portanti del libro sono due binomi: oblio/memoria, presenza/assenza: si scrive e si lotta per tenere viva le memoria e non fare che la minaccia dell’oblio si conretizzi, ma anche per ricordare al mondo che il popolo palestinese non è fatto di assenti, come si è voluto raccontare, ma di presenti, oggi e domani.
La letteratura quindi sfida l’oblio della storia. È pericolosa perché racconta ciò che la storia ufficiale tace o ha cercato di nascondere.
Il saggio di Sibilio è un testo di critica letteraria, ma è anche un invito a rileggere i testi di Darwish, Habibi, Natur, Kanafani, Zaqtan, Nasrallah, e dei tanti altri poeti e scrittori citati, sotto un’altra lente: quella del recupero della memoria. E sono sicura che il lettore, rileggendo le parole di questi autori, guidato dall’analisi di Sibilio, non potrà che chiudere il libro sentendosi molto più consapevole e partecipe di quando l’aveva aperto.
Chiudo questo post con un brano tratto da Una memoria per l’oblio di Mahmoud Darwish (a cui tra l’altro il libro di Sibilio è dedicato) che parla dell’odore del caffè. Come dice Sibilio nel libro: “[il caffè per Darwish] è un luogo, un simbolo di una memoria che si affranca dalle inquietudini del presente e indica la via del ritorno”:
L’odore del caffè è un ritorno, un essere ricondotti alle origini, poiché deriva dall’essenza del luogo d’origine; è un viaggio, iniziato da migliaia di anni, che continua a ripetersi. Il caffè è un luogo. Il caffè: pori che fanno traspirare l’interno verso l’esterno. Una pausa che unisce ciò che solo lui può unire: l’odore del caffè. Il caffè è il contrario dello svezzamento: è una mammella che allatta gli uomini da lontano. È un mattino generato da un sapore amaro, latte di virilità. Il caffè è geografia.
A Roma il libro è acquistabile da Griot. Chi non fosse a Roma, può contattare l’editore all’email: info@edizioniq.it. La prossima presentazione si terrà a Napoli il 30 giugno al Caffè arabo di piazza Bellini.
"Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che cambia" a Pontedera (PI), Museo Piaggio, 22 giugno 2013
Nicolas Beau 25 giugno / Faouzia Charfi Jeudi 27 giugno alla libreria Millefeuilles di Tunisi
La Marsa, Tunisi
Librarie Millefeuilles
Mardi 25 Juin, à 18h, nous vous invitons à rencontrer Nicolas Beau, qui nous parlera de son nouvel ouvrage, « le vilain petit Qatar-cet ami qui nous veut du mal », paru aux éditions Fayard
Jeudi 27 Juin, à 19h, nous aurons le plaisir de vous inviter à une rencontre-débat autour du livre de Faouzia Farida Charfi, « La science voilée », paru aux Editions Odile Jacob, animée par Hamadi Redissi, professeur à la Faculté de droit et de sciences politiques et Mahdi Abdeljaouad, professeur de mathématiques à l’université de Tunis et historien des sciences.
Le livre: Avec ses milliards de dollars à investir, le petit émirat qatari achète le PSG, finance des plans de sauvetage pour nos banlieues, soutient notre marché immobilier et entre au capital de nos entreprises : Saint-Qatar, sauvez-nous de la crise !, implorent nos responsables politiques de tous bords. Mais pour quelles raisons le Qatar se montre-t-il si généreux avec la France ? Que risquons-nous à accepter les cadeaux d'un tel «ami»? Il y a moins d'un siècle, cette péninsule grande comme la Corse n'était qu'un repaire de pêcheurs de perles. Depuis que le gaz a surgi sous ses pieds, ce nain est traité en géant et sa télévision, Al-Jazeera, considérée comme le lieu de la libre expression proche ou moyen-orientale. En plongeant dans les secrets du sérail qatari, ce livre révèle les impostures de l'Émir et de son clan. Non, ce champion des colloques sur la corruption n'est pas un modèle de vertu quand lui-même lave l'argent des dictateurs ! Non, cet État qui a soufflé sur les braises du printemps arabe n'a jamais sponsorisé un islam tolérant, pas plus dans nos banlieues qu'au Nord-Mali ! Derrière la vitrine occidentale, c'est un ogre wahhabite qui tient la caisse.
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L’auteur
Journaliste, Nicolas Beau a travaillé au Monde, à Libération et au Canard Enchaîné avant de fonder bakchich.info. Il est l'auteur de plusieurs ouvrages, dont deux livres qui ont rencontré un large public, Notre ami Ben Ali et La Régente de Carthage, tous deux à La Découverte. Journaliste, Jacques-Marie Bourget a travaillé pour les plus grands journaux français dont 22 années à Paris-Match. Grand reporter spécialiste du Moyen-Orient a également obtenu le Prix Scoop 1986 pour avoir révélé l'affaire Greenpeace. Auteur de plusieurs livres dont Des affaires très spéciales (Plon) et Sabra Chatila au cours du massacre (Erick Bonnier).
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Physicienne reconnue et personnalité politique de premier plan en Tunisie, Faouzia Farida Charfi offre avec ce livre un vibrant plaidoyer pour la science et l'autonomie de la pensée. Puisant dans l'actualité récente mais aussi dans l'histoire, elle retrace ici les relations entretenues par l'islam et la science. Des relations qui, après un véritable âge d'or des sciences arabes et la période réformiste du me siècle, sont désormais marquées du sceau de l'ambiguïté : oscillant entre le rejet et la fascination, les islamistes se livrent aujourd'hui à des tentatives pour concilier les théories scientifiques et le Coran, dénaturant ainsi et la science et l'islam sous prétexte de modernité. Faouzia Farida Charfi analyse aussi le créationnisme pour dénoncer l'alliance objective des fondamentalismes - anglo-saxons ou musulmans - et le sort qu'ils réservent aux femmes. Elle rappelle enfin qu'on peut les combattre et ouvre quelques pistes en ce sens. Un appel pour que la Tunisie se donne les moyens de son avenir.
venerdì 21 giugno 2013
Editoriaraba - Amir Tag Elsir a Roma per presentare “Il cacciatore di larve”
Lo scrittore sudanese, autore del romanzo Il cacciatore di larve, pubblicato di recente dalla casa editrice Nottetempo e tradotto dall’arabo da Samuela Pagani, sarà a Roma giovedì 27 alla Libreria Griot insieme alla sua traduttrice. Appuntamento alle 18.30 in via di Santa Cecilia 1/a.
Se qualche lettore che vi assisterà volesse scrivere per il blog per raccontare com'è andata, può scrivere alla email: editoriaraba@gmail.com
Riguardo al libro, Chiara Comito lo ha recensito sul Blog Editoriaraba.
Rabii El Gamrani lo ha invece recensito su ALMA blog.
Lorenzo Mazzoni ne ha parlato su Il Fatto Quotidiano
Se qualche lettore che vi assisterà volesse scrivere per il blog per raccontare com'è andata, può scrivere alla email: editoriaraba@gmail.com
Riguardo al libro, Chiara Comito lo ha recensito sul Blog Editoriaraba.
Rabii El Gamrani lo ha invece recensito su ALMA blog.
Lorenzo Mazzoni ne ha parlato su Il Fatto Quotidiano
giovedì 20 giugno 2013
Donne, femminismo e femminile
“Manifesto per un nuovo femminismo”
a
cura di Maria Grazia Turri
Un saggio corposo non
per il volume ma per la densità e la ricchezza con tutti gli elementi profondi
della teoresi senza mai cedere al gusto accademico del dotto a tutti i costi.
Tanti saggi riuniti da un’unica tematica, il femminile, un concetto molto più
ampio di quello di donna e dello stesso femminismo – oserei dire – che spesso
suona riduttivo. E’ nondimeno un libro di analisi e di lettura perché ben
scritto, articolato con declinazioni su vari temi che scorre anche se invita
spesso a fermarsi e rileggere passaggi importanti e densi. Mi pare che sia
soprattutto un libro di cultura che si rivolge a tutti coloro che hanno sensibilità
per tematiche sociali, di antropologia,quanto etico-filosofiche e al contempo
abbia interesse a specchiarsi in una società in profonda trasformazione (anche
se mai le persone si fermano nella storia, però mi pare che ci sia un divenire
nell’attualità particolarmente sentito dalle autrici e da chi ha curato la
pubblicazione). E’ un testo che si può leggere d’un fiato come è capitato a me
ma anche da consultare, lasciare da parte, leggere e rileggere, saltando magari
qua e là tra i capitoli. Può offrire, tra l’altro, un ottimo supporto per delle
ricerche ad esempio di carattere storico. E’ infine un testo che io vorrei consigliare
agli uomini perché è soprattutto il maschile che ha necessità di riconoscere il
femminile e riconoscersi per quella parte di femminile che gli appartiene, alla
quale aspira e che vorrebbe conquistare o al contrario dominare. Qui vengo così
al concetto essenziale che mi è rimasto impresso della pubblicazione e chi mi
ha fatto ricordare l’introduzione della mia raccolta di poesie e racconti “Prima
che Sia Buio” nel quale penso che una scrittura al femminile e sul femminile
sia soprattutto per uomini e che il femminile e il maschile sono concetti più
ampi dell’essere uomo e donna, maschio e femmina e, ancora, che possono essere
mescolati pur con la prevalenza dell’uno e dell’altro, ma è solo nella sintesi
che si genera vita. Questa vale per entrambe le tendenze, reciprocamente e
funziona solo se la sintesi avviene già all’interno del singolo individuo che
accoglie l’altro, o l’altra parte. Altro elemento sul quale vale la pena di
soffermarsi l’idea che i ‘sessi’ siano due stando alla prevalenza e all’idea
comune, ma siano almeno cinque e tendenzialmente infinite perché ogni persona è
un’unicità. Non è questa la sede per un’esegesi del libro che mostra di
possedere, maitriser direbbero i
francese con un termine più congeniale, le categorie storiche e filosofiche con
uno sguardo che spazia oltre la visuale dell’universo strettamente femminile.
Mai è pertanto autoreferenziale, anzi critico verso certo femminismo. Il mio
vuol essere soltanto un invito alla lettura. Ripercorrendo rapidamente le
pagine mi sembra riuscito lo sforzo e l’intendo della curatrice, economista e
filosofa, docente all’Università di Torino, Maria Grazia Turri, di uscire dal
rischio di negare, banalizzare o, al contrario sacralizzare il femminile così
come il maschile ed è in questo ritmo binario – sempre con l’attenzione ad
altre forme di sessualità e generi – che si disegna il metodo rigoroso di
questa indagine. L’autrice ripercorre la storia del Femminismo del Novecento e
l’occasione data dalla crisi delle relazioni tradizionalmente intese con il
passaggio da una società fondata su certezze ad una società fondata sull’incertezza
e ancora una volta non perde la sottolineatura dell’importanza del confronto con
l’alterità maschile-femminile per formare delle persone sane e consapevoli.
Affondando lo sguardo nell’antichità greco-romano come arabo-musulmana si
evidenzia come da sempre la considerazione dell’essenza dell’essere umano, il
suo essere persona contrapposto all’animale, viene associato alla razionalità
che ha dato vita a un sistema di certezza e dualismo secondo lo schema
regolatorio degli opposti, bianco e nero, giusto-ingiusto, mentre al cuore e
alle emozioni è stato lasciato un ruolo secondario. Per questo si è strutturato
una sorta di sillogismo che porta a considerare l’uomo in quanto più razionale,
animato dal senso di competizione e desideroso di ammirazione, superiore alla
donna, emotiva, animata soprattutto dall’accoglienza e desiderosa di tenerezza
e anche di essere amata ovvero riconosciuta (sottile e arguto in tal senso il
capitolo sullo specchio che lascio tutto al lettore).
E’ solo recentemente
che con l’evoluzione delle scienze biologiche e delle neuroscienze è stato
rivalutato il lato emozionale e quindi è stato rimesso in discussione l’idea di
un ordine del mondo fondato sul dominio del maschio sulla femmina e sui non
maschi e dell’essere umano sugli animali. Non è un caso infatti che l’ecologia
abbia una connotazione dichiaratamente al femminile. Oltre tutto per realismo
storico occorre evidenziare come la società si stia trasformando
significativamente al femminile e come il movimento di liberazione del
femminile porti un valore aggiunto anche a favore degli uomini e della loro
possibilità di uscire dalla gabbia che si sono costruiti di essere circoscritti
e auto valutati, nonché accettati dalla società, solo a patto di rispondere ad
alcuni parametri che formano il concetto di virilità. Mi pare significativo,
per concludere, sottolineare l’evoluzione del femminismo da movimento di
liberazione-rivendicazione a rinascita-creativa, propositiva, superando il muro
contro muro e anche la stereo tipizzazione delle differenze o il loro
annullamento. Non dobbiamo diventare due continenti distanti né un magma
indistinto: ognuno a suo modo elaborerà la sua sintesi di maschile e femminile
e troverà il proprio completamento in chi risponderà in modo complementare e
armonica con una proprio sintesi compatibile. In fondo la metafora del dialogo
platonico del “Simposio” resta di grande attualità.
“Manifesto
per un nuovo femminismo”
a cura di Maria Grazia Turri
Mimesis
Relazioni
Pericolose
18,00 euro
Editoriaraba - “Keep Your Eye on the Wall. Paysages palestiniens”: la pace comincia dopo la caduta dei muri
20 giugno 2013
Keep your eye on the wall è un progetto collettivo di testi e immagini che ha per oggetto il muro (di separazione o della vergogna, personalmente preferisco questa seconda definizione) costruito da Israele a partire dal 2002 lungo il confine con la Cisgiordania.
Raccoglie 70 fotografie scattate da sette fotografi, di cui sei palestinesi e uno tedesco, che interrogano il muro, la sua complessità e la sua violenza, reale e simbolica e si interrogano sui suoi significati geografici, economici, sociali e culturali. Sono immagini molto particolari, che ritraggono il muro e la sua presenza/imposizione sul territorio palestinese e tra la popolazione che è stata costretta a farci i conti e che rievocano echi che qui in Europa conosciamo purtroppo molto bene.
“Queste foto riportano la storia sulla scena e annunciano un altro futuro”, così scrive nella prefazione Elias Sanbar, scrittore, ambasciatore della Palestina all’Unesco e direttore della Rivista di studi palestinesi.
I testi sono di Christine Leuenberger, sociologa specializzata nelle conseguenze sociali dell’edificazione del muro; Malu Halasa, giornalista; Yaël Lerer, editrice, militante e scrittrice e di Adania Shibli, scrittrice palestinese. Il progetto è stato realizzato sotto la direzione di Olivia Snaije e Mitchell Albert.
Il libro, di 192 pagine, uscirà in Francia il prossimo 26 giugno per la casa editrice Éditions Textuel al costo di 45 euro; l’edizione inglese uscirà a settembre, pubblicata da Saqi Books.
Fotografi&progetto
Taysir Batniji/Muri di Gaza
«Ho realizzato la serie durante i primi mesi della seconda Intifada. Con il passare dei giorni, le porte e i muri della città si erano trasformati in enormi tele con i ritratti dei martiri, e poi slogan, graffiti e poster di ogni genere». Ma poiché queste immagini sono di per sé destinate a sparire a causa dell’usura del tempo, il fotografo (Gaza, 1966) si è sentito interpellato a riflettere sul concetto di identità e dunque la serie di foto è testimone di una doppia sparizione: quella di chi ha trovato un riconoscimento nei poster affissi sui muri, e la seconda, dovuta alla cancellazione o sovrapposizione di altre immagini, altri martiri.
Raed Bawayah/Verso il cielo
Oggetto degli scatti di questo fotografo, nato in Palestina nel 1971, sono i lavoratori palestinesi che, per cercare lavoro in Israele, sono costretti a scalare il muro con scale e corde. Lavoro spesso faticosissimo e che li tiene lontani dalle famiglie per dei mesi.
Rula Halawani/Le porte del Paradiso
Il titolo di questa serie di immagini fa riferimento alle «nuove» porte ricavate nella parte israeliana del muro a Gerusalemme, che la fotografa (Gerusalemme, 1964) non ha mai visto aperte. Il muro fa di Gerusalemme, una città una volta dinamica e aperta, una città chiusa.
Noel Jabbour/Illusione
Il muro come strumento di controllo: da questa ottica parte l’indagine di Jabbour, nato a Nazareth nel 1970. Il muro è una barriera che annichilisce tutte le speranze di cambiamento e di poter circolare in libertà.
Raeda Saadeh/Autoritratti
Una donna sotto occupazione, che vive in un mondo che attacca i suoi valori ogni giorno è protagonista delle fotografie di questa artista palestinese nata a Umm al-Fahm nel 1977: questa eroina va avanti con forza e perseveranza. “Una leggera follia soffia sui suoi tentativi di sfuggire all’oppressione e di proteggere i suoi cari. Ma nonostante tutto, ella guarda al futuro con un sorriso”.
Steve Sabella/Disturbia et Métamorphosis
In Disturbia il fotografo (Gerusalemme, 1975) si interroga sull’apparente normalità data da una condizione di esilio che da transitoria, sembra essersi trasformata in permanente. Con Métamorphosis invece, l’artista indaga il rapporto tra forma e funzione, sguardo e percezione, stagnazione e trascendenza.
Kai Wiedenhöfer/Il Muro
“I muri non rappresentano una soluzione. Gli eventi di Berlino hanno dimostrato che la pace non comincia che dopo la caduta dei muri”. Così ha detto il fotografo tedesco (1966), pluripremiato in patria e all’estero, che nel 1989 aveva fotografato la caduta del muro di Berlino, un avvenimento talmente straordinario da averlo commosso. L’inquietudine invece lo ha colto quando Israele cominciò a costruire il suo di muro, la cui evoluzione l’artista ha seguito e fotografato dal 2003 al 2010.
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Le foto contenute nel libro saranno in mostre nelle seguenti date e città:
1 Luglio / 22 Settembre 2013 – Rencontres de Photographie d’Arles
Magasin électrique, Parc des Ateliers, Arles
12 Settembre / 2 Ottobre 2013 – PHOTOQUAI 4, Paris
Espace Central DUPON Images, Paris Montmartre
74 rue Joseph de Maistre, 75018 Paris
mercoledì 19 giugno 2013
Editoriaraba - In Siria la forza della narrazione
19 giugno 2013 - Siria: la memoria della narrazione
Di fronte alle tragedie dell’umanità, l’imperativo degli scrittori sembra essere uno soltanto: scrivere, raccontare, affinché il mondo non dimentichi, affinché ciò che è successo non scivoli nell’oblio.
Gli scrittori siriani, in Siria e all’estero, non fanno eccezione. Quella che segue quindi è una piccola rassegna di alcune delle opere appena pubblicate proposta dal blog Editoriaraba
Qualche giorno fa è stato pubblicato dalla casa editrice egiziana Dar El Ain il nuovo romanzo di Khaled Khalifa Non ci sono coltelli nelle cucine di questa città (مطابخ هذه المدينة لا سكاكين في).
L’autore di Elogio dell’odio aveva cominciato a scrivere il romanzo prima che le iniziali pacifiche proteste scoppiassero nel 2011. Il libro è “un’indagine approfondita nei meccanismi della paura e della disintegrazione, la cui trama si svolge nell’arco di circa 50 anni. È un romanzo su una società che ha vissuto tra la violenza e la repressione dei propri desideri […], sulle difficoltà della vita e sul suo significato più profondo in cui l’autore scrive di tutto ciò che del mondo arabo, e della Siria, era stato taciuto”.
Khaled Khalifa è rimasto in Siria negli ultimi due non facili anni: nel maggio del 2012 era stato aggredito dalle forze di polizia, arrestato e poi rilasciato con una mano rotta. È di qualche settimana fa invece la notizia che Khalifa era stato portato in ospedale per un arresto cardiaco, da cui poi si è fortunatamente rimesso.
Si trova invece in esilio in Inghilterra dal 1981 lo scrittore Zakaria Tamer, maestro indiscusso nel genere del racconto breve e nell’uso della satira per colpire il potere. Dal gennaio del 2012, l’82enne scrittore pubblica ogni giorno sulla sua pagina Facebook “Lo sperone” (المهماز), un piccolo racconto, un messaggio, un pensiero dedicato alla Siria.
SiriaLibano qualche giorno fa ne ha tradotto uno in italiano e l’ha pubblicato su Facebook:
Il paradiso sotto i piedi dei padri
Hafez al-Asad fece un sorriso sarcastico mentre riceveva suo figlio Bashar e gli disse con voce severa: “Adesso ti meriti di piangere come le donne: eri padrone di un Paese e l’hai perso così, senza problema, anziché difenderlo da uomo”.
Provando a difendersi, il figlio disse: “Ma io ho ucciso centomila persone per difendere la mia proprietà!”
Allora Hafez al-Asad chiese al figlio con durezza e rabbia: “E chi ti ha impedito di ucciderne milioni?”
Il figlio non rispose, non riusciva a parlare. Abbassò la testa in preda alla vergogna, al rimorso e al rammarico.
(Zakaria Tamer, 15 giugno 2013 da المهماز)
Sarebbe davvero il caso che qualcuno si prendesse la briga di tradurli e magari pubblicarli.
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Rosa Yassin Hassan |
In Italia stiamo ancora aspettando il suo Bozza, che sarebbe dovuto uscire ad aprile per la casa editrice Il Sirente.
Hala Mohammad, poetessa e documentarista di Lattakia, vive invece a Parigi, dove si trova per motivi sanitari. Nelle sue poesie (ad oggi ha pubblicato 6 raccolte) sono sempre presenti i temi dell’esilio, della solitudine, dell’alienazione e del lutto.
Da poco la casa editrice beirutina Riad al-Rayyes ha pubblicato l’ultima raccolta, dal titolo La farfalla disse (قالت الفراشةْ), perché – ha affermato la poetessa in un breve documentario girato da Al Jazeera sui poeti delle rivoluzioni – “non c’è nulla di più potente di un sorriso, o di una farfalla”.
La farfalla disse è stato scritto quando i primi siriani scapparono dalle violenze per rifugiarsi in Turchia e per Mohammad fu uno shock vedere la creazione di questi primi campi profughi: è un dialogo tra una farfalla turca e una ragazza siriana che si incontrano vicino ad una tenda.
Per Mohammad “il compito del poeta non è quello di essere un rivoluzionario, ma di essere un poeta” e la poesia ha a che fare con la ricerca della giustizia.
Prima di andare a vivere in Francia risiedeva a Damasco con il marito, il regista Haitham Hakki.
martedì 18 giugno 2013
Al via il mio tour estivo, prima tappa al Museo della Fondazione Piaggio a Pontedera
“Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che
cambia”
Il tour
estivo di un reportage ‘caldo’ nella Tunisia della transizione: uno sguardo
politico, sociale e culturale dalle mille voci e un’insolita guida di viaggi
per chi non vuol essere semplicemente turista
Dopo l'assaggio del caldo cittatino
Bologna, 8 giugno Libreria delle
donne con Anna Maria Riva del “Corriere Nazionale”, una conversazione al femminile: le donne in prima linea stanno
riscrivendo il volto della Tunisia
Milano 3M, 11 giugno presso 3M Italia con Daniela Aleggiani, Segretario Generale
Fondazione 3M, un viaggio virtuale tra
100 scatti in presa diretta dove le imperfezioni sono la misura delle emozioni.
Parte il viaggio nell'estate della lettura e del racconto
Da Tunisi il programma per la settimana italiana della lingua tra il 27 ottobre e il 2 novembre
il primo appuntamento estivo è a...
PONTEDERA: 22 giugno, presso il Museo Piaggio con Riccardo Costagliola, Presidente
Fondazione Piaggio e l’artista libanese Ali Hassoun, arte e parola, il potere della cultura quale strumento di pace. Un
viaggio per ricucire Oriente e Occidente, tra le due sponde del lago salato,
chiamato Mediterraneo. Un percorso lento e libero come le passeggiate in Vespa.
TORINO: 30 giugno, al Borgo di Vittorio Castellani a chiusura della manifestazione
Mappamondo 2.0, Viaggiare per rileggere
se stessi: un cammino per
viaggiatori dove le voci e i silenzi, le persone in generale, sono
protagonisti, mentre i monumenti e i paesaggi restano sullo sfondo. Domande più
che risposte per ascoltare dal cuore quello che è successo e sta succedendo in
un mondo intrecciato profondamente alla nostra storia e dall’Italia
dimenticato: cosa significa vivere al tempo della transizione? La musica,
l’arte, i libri, ma anche i sapori, molto cibo e abitudini che cambiano, mentre
scorre il Ramadan.
VITERBO: 4 luglio, Caffeina culturale
MONFALCONE (Gorizia): Lettere
Mediterranee, 11 luglio
Acaia, il 17 luglio
Locorotondo il 19 luglio con MarioValentino,
collaboratore “la Repubblica”
AVELLINO, 20
luglio, evento dedicato alla Tunisia di Ilaria Guidantoni sponsorizzato
dal Gruppo Purenergy
PARMA: 4 agosto, a ScuranoCult con l’inviato Pino Scaccia, reportage e narrazione, un sentiero tortuoso con la lente di ingrandimento sul femminile.
FESTIVAL DELLE STORIE, 23-31 agosto: il 25 agosto condurrò l’appuntamento dedicato agli inviati speciali per la giornata de’ Il Viandante, partendo dalla ‘mia’ Tunisia. Raccontare la storia vivendola: tra emozioni e rigore. La scommessa di narrare la transizione: anatomia del cambiamento in presa diretta.
"Taranto. Oltre la notte" di Tiziana Grassi
Giovedì 20 giugno 2013, alle ore 21, presso il Molo S. Eligio Marina di Taranto Corso Vittorio Emanuele II, sarà presentato il volume "Taranto. Oltre la notte", edito da Progedit, di Tiziana Grassi, giornalista e scrittrice.
Alla presentazione parteciperanno il professor Enzo Persichella, docente di sociologia all’università di Bari (che ha curato la Prefazione del volume); Tiziana Grassi, giornalista e scrittrice; Gino Dato, editore Progedit; Salvatore Catapano, giornalista RAI; Luciano Manna, fotografo (che ha gentilmente messo a disposizione un ampio apparato fotografico). Presiederà l’incontro il dott. Luigi Romandini, dirigente della Provincia di Taranto.
Il 25 giugno alle ore 11.30 ci sarà la conferenza stampa di presentazione del libro a Roma presso l'AICCRE in piazza Fontana di Trevi, 86
Anche la notte più buia è seguita dalla luce del sole. Questo libro consegna sin dal titolo l’auspico che il dilemma Lavoro-Salute che ora sembra dividere la città, trovi un equilibrio condiviso.
Un libro-documento che, nell’osservare e riflettere sulle prospettive e i possibili orizzonti di Taranto, restituisce, attraverso analisi e amplianti chiavi interpretative, una anatomia fenomenologica di questa città, tra espresso e inespresso, occasioni mancate e prodromi di occorrenze. Con il contributo di sociologi, storici, economisti, medici, giornalisti che hanno seguìto e seguono quotidianamente le tensioni, i fermenti e le vertigini di questo territorio, il volume non vuole dare risposte alla lacerante complessità – campo aperto di interrogazione antropologica – che questa città oggi vive alla ricerca di una Nemesi. Semmai le riflessioni collettive si propongono di decifrare da dove veniamo e quali futuri scenari possono essere configurati – o ripensati – nell’irriducibile tensione tra vecchio e nuovo che Taranto esperisce – o subisce – pur nelle sue grandi e riconosciute potenzialità verso un nuovo genoma eusociale.
Le voci-testimonianza tra passato e presente, ambiente, mare, economia, lavoro, storia, cronaca sugli ultimi avvenimenti legati all’Ilva, sono i nodi tematici e problematici affrontati. Nodi tematici che intersecano dinamiche e contraddizioni endemiche di Taranto – una città al bivio – e che esprimono le turbolenze e i contraccolpi indotti, agli albori del terzo millennio, dalla crisi del Postmoderno.
Tiziana Grassi, nata a Taranto, vive e lavora a Roma. Giornalista, ricercatrice e studiosa di migrazioni, è stata autrice di programmi televisivi di servizio per gli italiani all’estero a Rai International e consulente di programmi culturali per Rai Uno. Laureata in Lettere moderne, si interessa di Sociologia della comunicazione e di Geografia umana.
Ha pubblicato numerosi volumi di interviste e saggistica tra cui “Dicono di Roma - 50 interviste per il terzo millennio” (Roma 2000); “Dicono di Taranto. Semiotica del territorio. Lontananza. Appartenenza. Percorsi” (Taranto 2004); l’opera multimediale in DVD realizzata con il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri “Segni e sogni dell’emigrazione - L’Italia dall’emigrazione all’immigrazione” (Roma 2009); “Anatomie degli Invisibili. Precari nel lavoro, precari nella vita” (Alghero 2012). È in corso di pubblicazione il “Dizionario dell’Emigrazione italiana - Semantica di una Storia tricolore”, da lei ideato e a sua cura. Nel 2010 è stata insignita del Premio internazionale “Globo Tricolore - Italian Women in the World all’eccellenza italiana nel mondo” come studiosa di migrazioni.
Attualmente collabora con l’Ambasciata d’Austria in Italia per i progetti culturali internazionali, e al programma radiofonico “Un libro per l’Europa” della Commissione Europea - Rappresentanza in Italia.
lunedì 17 giugno 2013
Editoriaraba - Maram al Masri: poesie di donne, poesie per la Siria
Maram al Masri si trova in questi giorni in Italia per una serie di eventi culturali tra Roma e provincia organizzati da Libra 2.0. La settimana scorsa si è tenuto il reading nel locale Radiowuonz Club di Roma, al quale ha assistito Chiara Comito. La sala era piuttosto affollata, soprattutto di donne. D’altronde i versi della poetessa si rivolgono espressamente ad un pubblico femminile. Quella di Maram al Masri è una poesia intimista, fatta di versi brevi, a volte brevissimi che dal vivo la poetessa ha interpretato in un modo molto particolare: leggendo quasi sottovoce.
Nel primo video pubblicato sul blog Editoriaraba Maram al Masri legge in arabo alcune poesie tratte dalla raccolta Io ti guardo, Multimedia Edizioni, 2009, (traduzione dall’arabo di Marianna Salvioli).
Nel secondo legge alcune poesie tratte da Anime scalze, Multimedia Edizioni, 2011, a cura di Raffaella Marzano.
E infine nel terzo la lettura di alcune poesie dedicate alla Siria dalla raccolta Viene nuda la libertà, tradotte dall’arabo da Bianca Carlino, ancora inedite in Italia e che Maram al Masri ha voluto venissero lette.
venerdì 14 giugno 2013
giovedì 13 giugno 2013
Un viaggio in Algeria che diventa un'anamnesi familiare e storica
“Rue
Darwin”
di
Boualem Sansal
Romanzo
autobiografico dello scrittore algerino, nato nel 1949 che vive a Boumerdès
vicino Algeri. Tra le sue opere di ricordano “Le village de l’Allemand”, che ha
conquistato il Grand Prix RTL-Lire 2008, il Grand Prix SGDL del romanzo e il
Grand Prix della francofonia 2008. “Rue Darwon£, sua ultima opera, ha ricevuto
il premio del Romanzo arabo nel 2012. Per molti aspetti mi ha ricordato “Il
primo uomo” di Albert Camus, forse la suggestione dovuta anche al recente film
omonimo. Pagine che scorrono veloci, fluide con una lingua piana, nitida e
ricca di espressioni, come il migliore eloquio francese della modernità
classica, come oserei definire lo stile; oltre la classicità un po’ démodé e
scevra da quell’incedere farcito di espressioni della lingua corrente e quel
procedere di eccessiva sintesi della letteratura più contemporanea. Sembra che
le ex colonie – mi sia perdonata l’espressione, abbiano distillato e raccolto
la parte più elegante della lingua francese unendola alla narrazione, al piacere
della conversazione che è sopravvissuta oltre la sintesi e la virtualità
metropolitana.
Un
romanzo psicologico che tocca le corde più difficili, quella dei rapporti così
naturali quanto difficili da svelare e da ammettere, il cuore della vita, i
legami familiari. Già nella premessa si comprende lo spirito. Il tema è quello
della verità che si dà per scontato ma che non è certa come tutti gli altri
principi fondamentali della vita, le categorie filosofiche del bene, male, Dio,
tempo e morte. Tutto salvo la verità. Nell’ultima parte del romanzo, la più
densa, a tratti struggente anche senza romanticismo, né cinismo che
caratterizza la durezza di molti autori contemporanei francesi, si svela il
nucleo: in famiglia spesso la verità si tace perché – si intuisce ma l’autore
non lo dice – fa male. Si preferisce la pace. Forse sarebbe meglio dire il
quieto vivere. Tutto comincia con un appello che il protagonista sente forte, “Va,
torna in via Darwin”, ad Algeri, lasciando Parigi per recuperare le origini,
quelle profonde e quel nucleo dell’io mai conosciuto. L’occasione è una delle
esperienze più dure e naturali della vita che spesso raccontano più della vita
stessa: la morte dei genitori che sembra non si conoscano bene fino a quel
momento. Tocca al protagonista che ha perso il padre tanti anni prima (lo si
saprà verso la fine del libro) di stare vicino alla madre e di riunire i
fratelli, quelli con i quali scopre di avere ben poco a che spartire, un senso
di strana e disagevole estraneità. La morte della madre amata da vicino avendo
rinunciato il nostro autore ad una famiglia, apre per lui un momento dolente e
una nuova via. Gradualmente scenderà nelle viscere di Algeri come nell’utero
materno, un’angoscia che non risparmia la rabbia, il senso di spaurimento di
fronte a quell’Algeria che non riconosce più e della quale non ci risparmia l’orrore
e la miseria, come quella del quartiere più popolare, Belcourt. Yazid ha il
coraggio di guardare in faccia per la prima volta la verità in un affresco che
vede una figura dominare la storia, Lalla Sadia, detta Djéda, l’onnipotente
nonna che ha costruito la propria fortuna su un bordello. La scoperta più
difficile sarà quello di ritrovarsi e ricucire l’essere figlio di due madri e
di nessun padre – che al terzo matrimonio ha dovuto ammettere la propria
sterilità ma senza farne pubblica professione – pur portandone il nome, la
tribù dei Kadri. E’ anche la storia di grandi donne del mondo arabo, forti e
facitrici a dispetto delle apparenze della realtà, sebbene il ceto sociale ne
consacri il successo o, altro contrario, la miseria ne decreti il silenzio
senza possibilità di aver voce in capitolo. E’ la donna che lo ha allevato a
invitarlo a ricongiungersi all’altra madre, quella naturale che morirà a sua
volta. L’autore si riconcilia con la vita alla fine consapevole che ognuno dei
personaggi ha fatto tutto il possibile in base a quello che la vita gli ha
consentito e offerto; solo il rammarico di aver aspettato troppo tempo per
parlare; il rimorso di non essere riuscito a dire mentre erano ancora in vita “Ti
voglio bene, mamma”, a nessuna delle due donne; e una convinzione: che sia
giunto il momento di smettere di vivere per la verità, quella pubblicare,
accettando solo la propria, quella del momento. Un testo semplice e lacerante
come gli affetti più profondi della vita, sul quale vale la pena di meditare.
“Rue Darwin”
di Boualem Sansal
Folio