giovedì 19 luglio 2012

domenica 15 luglio 2012

"Condominio occidentale" di Paola Musa



Una realtà crudele e inaspettata. Crudele soprattutto perché inattesa e inimmaginabile. Precipitare da un giorno all'altro nello stato di indigenza. E' questa la povertà. Passare da un benessere almeno apparente ad essere un reietto della società; con il rischio di smarrire la dignità prima ancora di perdere i propri bene. E' lo sguardo degli altri ad associare in una logica perversa l'essere all'avere. Ma tant'è. Potrebbe essere la cronaca di una storia metropolitana dei nostri giorni e delle nostre città, paradossalmente sempre più ricca sull'argomento. Il mondo degli Stati Uniti ha già prodotto una letteratura in tal senso, soprattutto cinematografica. In Italia "Condominio Occidentale" di Paola Musa, è ancora una novità, in anticipo sui tempi, perché è stato pubblicato nel 2008.
Probabilmente ispirato ad un fatto vero - non gliel'ho chiesto - è stato generato dalla poesia omonima, poesia civile e sociale impegnata all'interno della Raccolta (già commentata in questo spazio) "Ore venti e trenta". Ho conosciuto Paola Musa, che parla poco di sé, quasi solo esclusivamente attraverso le opere, come poetessa e forse è a mio parere la sua scrittura migliore. Il romanzo, a tutti gli effetti tale, ha una scrittura piana, scorrevole, non emozionale anche se in certi passaggi mi sono commossa fino alle lacrime, perché nella sua scrittura asciutta e fattuale, Paola scopre nervi, solleva bende da ferite fresche, rende domestico il dolore, fin troppo e alla fine ci si chiede 'Potrebbe capitare anche a me?' Ma al termine della frase c'è un punto esclamativo, come un memorandum.
E' questo il senso del libro e il suo merito maggiore, come scrive l'onorevole Paolo Ferrero, allora Ministro della solidarietà sociale, che ha firmato la Prefazione. La storia ha un lieto fine e non è per niente edulcorato o 'americano' come si usa dire, forse si usava visto come sta navigando alla deriva la società oltre Oceano. L'analisi atroce è la corruzione, ma anche la possibilità di recupero, dei rapporti più intimi - come quello di una madre e una figlia travolte da un destino avverso, nella quale il rifiuto della condanna della seconda finisce per scagliarsi contro la prima. Aurora non odia sua madre Anna come le fa credere, ma la miseria e la debolezza. E' un uomo che aiuterà Anna a spiegarglielo: occorre rimboccarsi le maniche e coltivare la speranza perché se si pensa di meritare la propria condizione, si finisce per scegliere le soluzioni peggiori per confermare quello che si crede. Il condominio occidentale è quello a porte aperte di un campo di disperati: in ogni ambiente si ricrea un micromondo e una qualche socializzazione più o meno regolata. Evidentemente l'uomo è un animale sociale e quando si ritrova in un gruppo cerca di coprire il ventaglio di tutte le possibili tipologie umane. E sono proprio le regole - come riconosce Anna quando si ritrova con i propri compagni di sventura in un alloggio assegnato del Comune, dove ancora per un po' le porte restano aperte - a rendere possibile la convivenza e a rendere i sogni realizzabili.


"Condominio occidentale"
di Paola Musa
Salerno editrice
12,00 euro
CDI

domenica 8 luglio 2012

"Sguardi sull'Islam"



Tra pensiero ed attualità
di Alberto Paratore
conoscere per dialogare

Questo testo mi è stato regalato in occasione della presentazione dle mio libro “Tunisi, taxi di sola andata” (No Reply editore) il 29 marzo 2012, presso il Club Rotary del distretto Apuano da una persona vissuta a lungo in Libia, realtà che non conosco. Saggio interessante anche per il linguaggio piano, didattico senza pedanterie che utilizza e per la prospettiva che abbraccia, “conoscere per dialogare” appunto. Il testo affronta gli elementi basilare dell’Islam spiegati ad un cristiano per individuare i punti di contatto e le diversità con il Cristianesimo senza per questo trascurare alcuni legami con l’Ebraismo. Di particolare rilevanza le testimonianze finali, commoventi, di persone musulmane convertite al Cristianesimo. Non c’è da parte mia nessuna soddisfazione in questa trasmigrazione, né gratificazione se non per chi ha trovato la rilevazione più in sintonia con il proprio essere, partendo dalla convinzione che, se Dio esiste è infinito e unico e superiore certamente ad ogni religione. Per il fatto stesso che la religione sia un legame umano con il divino, essa è necessariamente imperfetta perché anche l’uomo più saggio e fedele al proprio dio - l’uomo perfetto per l’Islam è il profeta Mohammed – è ben lontano dalla grandezza divina. Il tema dell’apostasia come peccato nell’Islam, ampiamente dibattuto nel testo,è una delle questioni spinose e in parte controverse. Ognuna delle due religioni afferma la libertà dell’uomo ma sembra quasi negare la possibilità di ascoltare la propria coscienza per tacitare la chiamata da parte di Dio, quale che sia, rispetto alla tradizione dalla quale si proviene (ambiente, famiglia, educazione). Mi sembra invece interessante il cammino che ogni coscienza percorre per sentirsi autenticamente credente, percorso spesso difficile, contraddittorio e non sempre accettato dagli altri, in particolare dai nostri cari. Altro elemento significativo del testo il glossario e la preoccupazione di un’analisi linguistica spesso fuorviante nell’uso comune e discorsivo rispetto a culture altre. Pur dissentendo in alcuni passaggi dal punto di vista dell’autore mi pare fondamentale l’attenzione centrata a trovare i punti di contatto per vivere insieme diversi. Un punto di arresto sembra la soglia tra multi religiosità e interreligiosità, che mi pare l’ultima frontiera da abbattere, rappresentata a mio parere in modo interessante dal pregare insieme. Una cosa è il dialogo, altra l’integrazione e l’autore mette in guardia dal sincretismo. A dire il vero questa è un argomento alquanto complesso ma la possibilità di riconoscere un unico Dio che si rivela in modo diverso o che è interpretato in termini differenti senza la presunzione della superiorità di un credo sull’altro può essere la vera chiave di volta. Uno spunto arriva proprio dall’autore: il Natale potrebbe essere il ‘luogo’ di contatto, la nascita di Gesù, figlio di Dio per i Cristiani; profeta prediletto dell’Islam subito dopo Maometto al quale avrebbe lasciato il compito di perfezionare la propria dottrina. Maria inoltre è venerata anche nell’Islam che crede nell’Immacolata Concezione. Scorrendo velocemente le pagine l’autore suggerisce la chiave della spiritualità musulmana e in particolare, il culto dei santi e le differenze con il Cristianesimo; il Corano, testo unico sacro e riferimento centrale per il musulmano; il sufismo, ventaglio articolato legato alla dimensione ascetica dell’Islam e non come erroneamente l’Occidente interpreta alla mistica, perché una vera e propria mistica non esiste nel mondo musulmano nel senso che è difficile concepire una possibile unione tra l’umano e il divino. Altre dimensioni prese in considerazione sono il Marabutismo e alcuni culti popolari, nella loro dimensione teologica, storica e geografica. Vengono quindi i luoghi di culto con particolare riguardo a quelli venerati da tutte e tre le religioni del libro e ovviamente alla moschea. Centrale la figura di Gesù Cristo nel Corano e il tema del passaggio da una religione all’altra, tra divieti, pudori e scandali. Un libro da leggere che potrebbe costituire la base o almeno uno spunto per l’alfabetizzazione religiosa del mondo Mediterraneo. Dal confronto e dall’approfondimento – in questo caso soprattutto dell’Islam – di una delle tre religioni nasce, infatti, a mio parere uno sguardo rinnovato e più profondo sulla propria religione. Un libro non è nient’altro che un viaggio immaginario nella conoscenza, senza la dimensione del movimento nello spazio. L’effetto è lo stesso di quando si rientra a casa propria dopo aver conosciuto un altro posto. Non si è più gli stessi ma la scelta di restare, di restare cambiando qualcosa o di andarsene è finalmente consapevole. Conoscere per scegliere autenticamente e poter dialogare con gli altri in uno spirito di pace. 

“Sguardi sull’Islam”
di Alberto Paratore
15,00 euro

venerdì 6 luglio 2012

Alessandro Piperno vince il Premio Strega con " Inseparabili"

Premio Strega 2012 ad Alessandro Piperno con Inseparabili (Mondadori).
Gli altri finalisti, in ordine di classificazione, erano: Emanuele Trevi, con Qualcosa di scritto (Ponte alle Grazie); Gianrico Carofiglio con Il silenzio dell'onda (Rizzoli), Marcello Fois con Nel tempo di mezzo (Einaudi), Lorenza Ghinelli con La colpa (Newton).

Maria Paola Colmbo vince il Flaiano per la narrativa

Con Il negativo dell'amore, edito da Mondadori, Maria Paola Colombo ha vinto il Flaiano di narrativa 2012.
Gli altri due finalisti erano Paola Soriga, con Dove finisce Roma (Einaudi) e Francesco Targhetta, con Perciò veniamo bene nelle fotografie (Isbn edizioni)

"Io viaggio da sola" di Maria Perosino (Einaudi)


In libreria per Einaudi, una "guida" per le donne che vogliono viaggiare per conto proprio....e non solo.


giovedì 5 luglio 2012

Ilaria Guidantoni con "Tunisi, taxi di sola andata" ospite il 14 luglio al Festival di Polignano (BA)


Il libro possibile 2012

Francesco Monteleone, giornalista e autore teatrale, presenta "Tunisi, taxi di sola andata" insieme all'autrice Ilaria Guidantoni.

Sabato, 14 luglio ore 21.00
Balconata Santo Stefano, Polignano (Bari)


Lunedì 9 luglio, a Lecce incontro con Maria Stella Rasetti


Lunedì 9 Luglio, presso la sala Teatrino del Convitto Palmieri, dalle 9 alle 13, si terrà un incontro con Maria Stella Rasetti, direttrice della Biblioteca “San Giorgio” e della Biblioteca “Forteguerriana” di Pistoia.
La “San Giorgio” è una delle realtà più importanti nel panorama bibliotecario sotto molteplici profili e rappresenta una delle esperienze più significative di profonda ristrutturazione e ripensamento dei servizi al pubblico nell’ottica della “public library”.
Per approfondimenti, consultare il sito della Biblioteca “San Giorgio” e quello di Maria Stella Rasetti.