Il prestigioso riconoscimento francese allo scrittore Jérome Ferrari
E' l'autore del romanzo Le sermon sur la chute de Rome - in Italia uscirà per le Edizioni E/O il prossimo anno - il vincitore, con una frase che rimanda a Sant'Agostino: "Il mondo è come l'uomo: nasce, cresce, muore". Il premio francese continua a suscitare interesse tanto che si stima che la fascetta rossa aggiunta ai libri valga tra le 300mila e le 500mila copie.
Ferrari, 44 anni, professore di filosofia al liceo, ambienta il suo racconto nelle montagne della Corsica dove il protagonista, Matthieu Antonetti, giovane e brillante studente di filsofia a Parigi, decide di lasciare la capitale per tornare al paese del nonno e rileva il bar di famiglia, libero - fuori dalle strutture intellettuali - di creare il suo migliore dei mondi possibili. Con Ferrari le case editrici che maggiormente hanno goduto del Goncourt, Gallimard e Grasset, cedono il posto a Actes Sud.
giovedì 8 novembre 2012
mercoledì 7 novembre 2012
Bookcity Milano - Città del libro e della lettura
Dal 16 al 18 novembre 2012 la tre giorni dedicata al libro e agli editori con dibattiti, interviste e presentazioni.
L'inaugurazione sarà il 15 novembre al Castello Sforzesco, cuore pulsante dell'iniziativa che vede coinvolta tutta la città intorno al mondo dei libri, da scuole a istituti culturali, fino alle librerie.
Il Premio Holden a Loredana De Vitis
Con il romanzo "Tanto già lo sapevo" la scrittrice pugliese ha vinto il premio Holden nel concorso ilmioesordio 2012.
Si tratta del "premio della critica", attribuito "all’opera che più si distingue per capacità di innovazione nel linguaggio e nella struttura narrativa". Ancora in attesa della proclamazione del romanzo vincitore del premio Feltrinelli.
Nel frattempo, grazie a questo premio, sabato 10 novembre Loredana De Vitis parteciperà a Torino alla settima edizione di Esor-dire.
martedì 6 novembre 2012
Il Premio Anobii raccontato da Editoriaraba
Editoriaraba
L’Anobii First Book Award ad Azâzîl di Youssef Ziedan
E’
lo scrittore egiziano a conquistare il premio, lanciato quest’estate al
Festival internazionale del libro di Edinburgo. La traduzione inglese (curata
da J. Wright, uno dei maggiori traduttori inglesi dall’arabo) del bestseller
dell’egiziano Youssef Ziedan, si è
aggiudicata il primo premio conteso da altri 46 titoli inglesi e internazionali: Azazel era l’unico testo
scritto da un arabo.
Azâzîl ha vinto con il 20% delle
preferenze, su un totale di circa 3.000 voti dati dai lettori di oltre 50 paesi…Italia compresa. Tra i lettori votanti, molti hanno
descritto Azazel come un libro “incredibile”. In una recente intervista pubblicata su Qantara.de, Ziedan spiega il grande successo di
pubblico che il suo libro ha riscosso in Egitto con il fatto che la gente ha
cominciato a cambiare modo di pensare ed agire e a porsi degli interrogativi:
“farsi domande è la prima fonte di conoscenza e consapevolezza”. Azâzîl è il primo romanzo di Ziedan
ad essere tradotto in inglese, nonché il primo libro tradotto a vincere questo
premio. E a proposito di prime volte,
Edinburgo festeggia così le “prime volte letterarie” di ogni tipo, premio Anobii
compreso.
lunedì 5 novembre 2012
Presentazione di "Tunisi, taxi di sola andata" a Tunisi - Centro Dante Alighieri, Venerdì 2 novembre
| Ilaria Guidantoni con il Direttore dell'Istituto italiano di cultura di Tunisi, Luigi Merolla |
| Insieme ad Ilaria Guidantoni, sulla destra, Silvia Finzi, docente presso l'Università di Tunisi, la Manouba |
Chi è il lettore della letteratura araba?
Editoriaraba promuove un'inchiesta che a mia volta voglio rilanciare. Il lettore può scrivere a lunot@email.it, la mail della redattrice Ludovica che ha preparato le domande.
Età, sesso, titolo di studio.
Legge abitualmente?
Cosa pensa della cultura e della letteratura araba?
Le è capitato di leggere opere di autori arabi?
Se sì, quali e perché ha scelto di leggerle? Cosa la incuriosiva? Cosa ne pensa dopo averle lette?
Se no, perché non è attratta dalla letteratura araba?
La divulgazione di opere di scrittori arabi può secondo lei favorire lo scambio culturale e dare un’immagine positiva del “mondo arabo”, di cui spesso vengono messi in luce solo gli aspetti negativi?
editoriaraba
mercoledì 31 ottobre 2012
Tunisi, 29a edizione della Fiera internazionale del Libro
Dal 2 all'11 novembre al Parco delle Esposizioni del quartiere il Kram, 317 espositori di cui 112 della Tunisia, 85 dell'Egitto; 29 della Siria e uno dalla Francia. Tema di quest'edizione l'eco delle rivoluzioni arabe. All'apertura è atteso il romanziere algerino Yasmina Khadhra.
martedì 30 ottobre 2012
Ottobre in libreria...sul versante della letteratura araba. Le novità di Editoriaraba
Gialli d’Oriente. Racconti polizieschi dal medioevo arabo
a cura di Katia Zakharia.
Vedere adesso
di Montasser al-Qaffash
La casa di pietra. Memorie di una casa, una famiglia e un Medio Oriente
di Anthony Shadid - add Editore
Traduzione dall’inglese di Stefania Rega
(in libreria dal 30 ottobre)
a cura di Katia Zakharia.
Traduzione italiana di Arianna Tondi. Introduzione di Samuela Pagani - Manni Editore
(pp. 252 – € 17,00)
“Il libro - si legge su Editoriaraba - raccoglie ventotto novelle poliziesche di autori dell’epoca abbasside (750-1258), ed è anche, insieme, un corso di arabo e un corso di islamistica che ci offre uno spaccato di vita quotidiana nella Baghdad medievale. […]
I racconti sono disposti in ordine crescente di difficoltà, testo in arabo con vocalizzazione e traduzione italiana, note grammaticali, lessicali e culturali. A fine volume, un apparato didattico e un vocabolario riepilogativo italiano-arabo e arabo-italiano”.
Vedere adesso
di Montasser al-Qaffash
Claudiana editrice - Traduzione dall’arabo e cura di Elisa Ferrero (pp. 131 – € 11,90)
“La modernità vista dall’Egitto, secondo Editoriaraba. […] Vedere adesso è un romanzo ingannatore: esordisce come un poliziesco, con un “delitto” iniziale – lo sfregio delle fotografie della moglie del protagonista, Ibrahim, giovane contabile di un albergo in fallimento che si accorge di perdere la memoria – per poi spostarsi verso il piano soggettivo della ricerca di sé e della propria identità”.
La casa di pietra. Memorie di una casa, una famiglia e un Medio Oriente
di Anthony Shadid - add Editore
Traduzione dall’inglese di Stefania Rega
(in libreria dal 30 ottobre)
“La casa di pietra - ci annuncia Editoriaraba - è un libro meraviglioso, il racconto di un anno dedicato a restaurare la casa di famiglia a Marjayoun, nel Libano meridionale. Queste pagine sono una sinfonia, composta dalle note più diverse: elegia, ironia, rabbia, divertimento. Shadid fa di questa esperienza uno dei memoir più belli che abbiamo letto, ed è un peccato, se non un’ingiustizia, che l’autore non abbia potuto vedere stampato questo libro”.
mercoledì 24 ottobre 2012
"Gli anni di nessuno" di Giuseppe Aloe, finalista premio Strega 2012
Recensioni libri
Scritto da Ilaria Guidantoni
Mercoledì 24 Ottobre 2012
Scrittore anomalo, cosentino, in un momento storico che premia gli esordienti giovanissimi e i 'grandi nomi' da sempre. E' difficile rintracciare i parenti di questo autore che scrive da sempre ma che è arrivato gradualmente al successo. Ha pubblicato con costanza legandosi a Giulio Perrone, con il quale ha concorso al Premio Strega con "La logica del desiderio" e nel 2012 è stato finalista allo stesso Premio con "Gli anni di nessuno".
Paolo Di Paolo - critico letterario, consulente editoriale della casa editrice e da qualche tempo scrittore a sua volta - intervenendo alla presentazione alla libreria Feltrinelli della Galleria Colonna di Roma, ha evidenziato la difficoltà di apparentare la scrittura di Aloe ad altro eppure è una tendenza della critica. "La lingua di Giuseppe Aloe ha qualcosa di ipnotico ed e' forse questo il suo tratto caratteristico, costringendo il lettore a seguirlo, al di la' di qualcosa di eclatante nella trama".
E ancora il moderatore sottolinea nel libro di Aloe un processo di recupero alla luce in parallelo tra la storia e il linguaggio: la storia è il cammino di una riabilitazione di un ragazzo chiuso segregato per anni in una stanza buia dal padre, dopo la morte della mamma. Un doppio trauma, quando il dolore diventa punizione.
La recensione integrale su Saltinaria.it
lunedì 22 ottobre 2012
Urban Cairo, un taccuino di viaggio tra gli slogan della rivoluzione
"Editoriaraba" propone un libro singolare di una giornalista italiana, Elisa Pierandrei
Riportiamo quasi integralmente l'articolo che ci pare interessante e originale.
Una narrativa laterale, spesso ignorata.
Accade, a volte, che alcuni uomini e donne raccontino la Storia attraverso una forma narrativa diversa, ma complementare, rispetto a quella testuale, come fanno gli artisti.
E gli artisti, anzi con l’esattezza, i graffitari o urban artist, sono i protagonisti rivoluzionari di Urban Cairo. La primavera araba dei graffiti, di Elisa Pierandrei, giornalista italiana esperta di media arabi e arti visive del mondo arabo, e appena pubblicato da Informant editore.
Urban Cairo è un e-Book, un reportage, un diario di viaggio, un taccuino personale coraggioso, un esperimento testuale e visivo insieme (una magia che solo l’epoca degli e-Book poteva regalarci), che racconta la primavera egiziana attraverso le vite e le opere di quegli artisti che l’hanno raffigurata sui muri del Cairo. Giovani trentenni come Keizer, El Teneen e Ganzeer, che l’autrice ci fa conoscere, tra una chat su skype o un caffè allo Stella Bar del Cairo, l’unico ritrovo rimasto sempre aperto, anche durante gli scontri più violenti.
L’e-Book contiene numerosi link extra-testuali a schede informative e, naturalmente, ai graffiti, raccolti e fotografati dall’autrice durante i numerosi viaggi fatti negli ultimi due anni al Cairo, una città sui cui muri arte e rivoluzione hanno imparato ad andare a braccetto. I graffiti raccontati da Urban Cairo sono disegni e parole insieme, o a volte solo disegni. Diretti e graffianti, la loro è una satira sociale e politica che colpisce primariamente lo SCAF, Mubarak e i simboli del vecchio regime.
Elisa Pierandrei ci racconta come la corrente artistica dei writer egiziani sia nata nel 2007, molto prima della rivoluzione del 2011, nei quartieri “bene” del Cairo come Heliopolis e Zamalek, e sia poi esplosa nel gennaio dello scorso anno, grazie anche alla spinta propulsiva dei tantissimi bloggers e attivisti che da anni animavano dibattiti sulla Rete per far cadere il regime (come ha raccontato Azzurra Meringolo sul suo I ragazzi di piazza Tahrir, 2011). L’obiettivo comune di questa nuova generazione egiziana digitale era scuotere le menti degli egiziani e provocare una loro reazione. E così è andata.
“Dopo aver trascorso settimane su Twitter e Facebook, un pugno di grafici, artisti e pubblicitari ha scelto la strada per esprimere il dissenso. Sono informati, attivi ed impegnati e i muri del Cairo sono diventati così il loro nuovo social network. Fisico” racconta l’autrice. E questa, è la loro rivoluzione.
I graffiti compaiono numerosi e colorati sui muri che circondano i centri simboli del potere egiziano, e vengono spesso eseguiti attraverso la tecnica dello stencil. “Arma beffarda della guerriglia urbana”, li definisce Stefania Angarano, italiana residente al Cairo, gallerista e creatrice del Cairo Mediterranean Literary Festival, nonché autrice dell’ottima prefazione a Urban Cairo.
Da giornalista, l’autrice di Urban Cairo è stata testimone di quei gloriosi giorni di piazza Tahrir, l' "oceano umano” raccontato dai media di mezzo mondo, che hanno portato alla caduta del Faraone l’11 febbraio.
Un avvenimento epocale interpretato magistralmente dall’incredibile graffito di El Teneen: una scacchiera, dove l’unica pedina ad essere rovesciata è quella del Re.
Dopo l’allontanamento di Mubarak (il cui “regno”, è bene non dimenticarlo, è durato circa 30 anni. Praticamente tutti i giovani artisti della rivoluzione hanno vissuta la loro intera vita sotto l’ombrello asfissiante del regime. C’è una scritta particolarmente significativa a questo proposito ed è quella che recita: “Voglio vedere un altro Presidente prima di morire”), “le strade e le piazze diventano luoghi di cui riappropriarsi” e sono testimoni di nuove forme artistiche, nuove performances, eseguite nelle gallerie, come la mostra This is not graffiti, in mezzo alla strada o nei vagoni della metropolitana. È un risveglio sociale, politico ma soprattutto culturale in cui i writers sono convinti di aver svolto un ruolo importante perché hanno reso “consapevoli gli egiziani del loro diritto alla protesta”.
Perché, dice una giovane blogger egiziana: "perché questo è ciò che i graffiti possono essere: spudorati, brillanti, offensivi, diretti o sottili. Pieni di sfumature e di livelli di lettura, provocano la riflessione, o possono semplicemente essere belli da guardare".
E' da ricordare l’importantissimo contribuito apportato dalle donne egiziane alla causa rivoluzionaria. Come “Mustamirra”, di El Teneen, e “Flow”, di Keizer.
Ma i graffiti del Cairo sono molti, molti di più. In Urban Cairo sono stati fotografati e raccolti in questa bellissima mappa interattiva, dove più di 30 opere sono state geolocalizzate nelle strade del Cairo. Molti di questi graffiti oggi non ci sono più, spazzati via dalle forze della contro-rivoluzione, all’opera quasi da subito. Ed ecco quindi che la mappa e le storie di Urban Cairo diventano testimoni di una stagione espressiva e culturale che ha restituito al Cairo il suo ruolo di centro del mondo arabo, non solo dal punto di vista politico, ma anche culturale.
Se la Rivoluzione è uno dei grandi temi narrativi che l’umanità ha sempre raccontato, gli artisti della graffiti wave che è esplosa durante la rivoluzione egiziana ne sono stati i suoi più fedeli.
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