giovedì 28 marzo 2013

Editoriaraba - Edward Said e la forza della letteratura che “fa traballare gli idoli” orientalisti


Editoriaraba ci presenta "Orientalismo" di Edward Said (Feltrinelli, 2004)

A pagina 288 (all’ultimo capitolo dal titolo L’orientalismo oggi – 4. La fase più recente), la parola “letteratura” - ci racconta l'autore dell'articolo - l'ha catapultata in una riflessione del grande intellettuale palestinese sull’ostentata indifferenza/ignoranza dimostrata, nel periodo del secondo dopoguerra, dagli studiosi statunitensi nei confronti della letteratura prodotta nei paesi arabi. 
Nel capitolo da cui ho estrapolato il brano che segue, Said fa il punto della situazione in cui si trovava l’Orientalismo dal 1945 in poi, periodo in cui gli Stati Uniti presero il posto lasciato vacante, sulla scena internazionale, dalle ex potenze coloniali europee, Francia e Gran Bretagna, e cominciarono ad interessarsi di Medio Oriente. 
'Sebbene gli attori internazionali fossero cambiati, la cecità dimostrata dall’establishment accademico e di potere statunitese era stata pressoché la stessa dei francesi e britannici di qualche decennio prima. 
Uno dei tratti più notevoli del modo in cui la nuova scienza sociale americana si rivolge all’Oriente è la tendenza a evitare la letteratura. Si possono leggere pagine e pagine di scritti specialistici sul Vicino Oriente senza incontrare una sola citazione letteraria. Gli esperti sembrano essere interessati soprattutto ai “fatti”, rispetto ai quali un testo letterario sarebbe una fonte di disturbo. Il risultato di questa notevole omissione è che nell’attuale percezione americana l’Oriente arabo o islamico appare come una regione abitata da popoli, per così dire, mutilati, ridotti ad “atteggiamenti”, “tendenze”, dati statistici: in una parola, disumanizzati. Ogni poeta o romanziere arabo (e ve ne sono parecchi) descrivendo le proprie esperienze, i propri valori, la propria umanità (per strano che possa sembrare), infrange gli schemi (immagini, luoghi comuni, astrazioni) tramite i quali l’Oriente viene rappresentato. Un testo letterario parla più o meno direttamente di una realtà viva. La sua forza non consiste nell’essere arabo, francese o inglese; la sua forza non può consistere che nella potenza e vitalità della parola che, per richiamare la metafora di Flaubert nella "Tentation di Saint Antoine", fa traballare gli idoli che gli orientalisti sostengono, sinche' questi ultimi devono lasciare cadere i grandi bambini paralitici – le loro idee intorno all’Oriente – che tentano di contrabbandare per l’Oriente vero'. 
Del brano di Said emerge l’idea che la letteratura rispecchi la realtà, anzi di più: trovo che gli scrittori posseggano quella straordinaria capacità di raccontare il mondo reale in un modo molto più diretto e limpido della politica e dei media, anche perché possono e sanno umanizzare la Storia e i protagonisti delle vicende che narrano. 
Il che naturalmente rende la letteratura un tipo di narrazione estremamente potente, perché arriva direttamente e senza filtri al lettore, ai lettori, al mondo stesso (quando è in ascolto, il che non accade spesso). E questo discorso lo considero tanto più valido quando ci si riferisce alla letteratura araba, che spesso è stata, e tuttora è, una letteratura impegnata, attenta cioè verso il sociale, il politico e il filosofico. 
Di una potenza tale che se letta, analizzata e interiorizzata, avrebbe fatto crollare in un batter di ciglia il castello di analisi e riflessioni dei neo-orientalisti americani sul Medio Oriente.
Vale la pena notare che tra i primi del ’900 e gli anni ’60: Tawfik al-Hakim aveva già scritto il suo "Il procuratore di campagna"; Taha Hussein la sua autobiografia "I giorni"; Muhammad Husayn Haykal il primo romanzo storico egiziano, "Zeynab". E ancora, Nagib Mahfuz era intento alla sua "Trilogia" e la poetessa palestinese Fadwa Tuqan aveva già scritto i suoi primi versi. 
Solo per citare 'qualche' autore arabo che poteva essere sfuggito agli scienziati sociali americani.
Chissà se oggi li leggono,  o se invece continuano a sfuggirgli.

martedì 26 marzo 2013

Editoriaraba - La letteratura araba al Festival “Incroci di Civiltà 2013″ con Adonis e Habib Selmi


Dal 10 al 13 aprile sbarca a Venezia la letteratura internazionale, con la VI edizione del Festival Incroci di Civiltà, iniziativa letteraria dell’Università Cà Foscari, il cui programma è stato presentato in anteprima ieri a Venezia. 
Un Festival non solo letterario, ma un luogo in cui si incontrano diversi stili e linguaggi comunicativi, dalle immagini al cinema, passando per la musica. 
Pia Masiero, alla sua prima esperienza da direttore del Festival Incroci di Civiltà e delegata per le attività letterarie scrive: «Il festival sarà il luogo in cui non solo si incrociano diverse civiltà ma anche il luogo in cui i linguaggi stessi si ibridano a partire dal contributo di Francesco Jodice. L’artista raccoglierà foto, video e videoclip della manifestazione». 
Trattandosi di Venezia e di Cà Foscari, è facile immaginare come la letteratura araba sia una delle letterature privilegiate dal Festival. Nelle passate edizioni sono stati infatti ospiti di Venezia grandi nomi come Elias Khoury, Hoda Barakat, Jabbour Douaihy, Alawiya Sobh e Hisham Matar.
Gli autori arabi presenti quest’anno saranno il grande poeta siriano Adonis e lo scrittore tunisino Habib Selmi. 
Ecco le date e i dettagli dei due incontri: 
Adonis, autore – tra gli altri – di Beirut. La non-città, Interverrà il 10 aprile alle 18.00 all’inaugurazione del Festival presso l’Auditorium Santa Margherità di Cà Foscari, insieme all’artista Marco Nereo Rotelli, con cui animerà lo spettacolo dal titolo “Identità e metamorfosi”. 
Partecipa anche Fawzi al-Delmi; musiche di Francesco D’Errico, introduzione di Roberto Galaverni, Corriere della Sera.
Habib Selmi incontrerà invece il pubblico veneziano il 13 aprile alle 11.30 presso l’Ateneo Veneto, insieme alla professoressa Elisabetta Bartuli del Master MIM, traduttrice di autori come Elias Khoury e Rabee Jaber (solo per citarne un paio), nonché animatrice instancabile della vita culturale “arabista” dell’Ateneo veneziano. 
Habib Selmi è un nome pressoché sconosciuto al pubblico italiano, ma non a quello arabo e internazionale visto che i suoi due ultimi romanzi, "Gli odori di Marie Claire" e "Le donne di al-Basatin", hanno raggiunto la finale dell’Arabic Booker rispettivamente nel 2009 e nel 2011. 
Anche i lettori italiani potranno leggerlo nella traduzione "Gli odori di Marie Claire" sarà infatti presto pubblicato dalla casa editrice siciliana Mesogea, ed il pubblico del Festival potrà avere un’anteprima proprio il 13 aprile.
Entrambi gli incontri sono gratuiti ma è necessaria la prenotazione, che è possibile effettuare direttamente sul sito Internet del Festival.

lunedì 25 marzo 2013

"Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che cambia" a Vigevano - Spazio Contarte, 22 marzo 2013



Insieme a Ilaria Guidantoni, la presidente dell'associazione Oltremare, Jole Savioli Barettoni

Bell'e buon' “Babygang ed emergenza microcriminalità a Napoli


Giovedì 28 Marzo, alle 11 presso la sede del Maschio Angioino
Conferenza stampa di presentazione del primo e-book sul progetto per l'infanzia napoletana 

Bell'e buon'“Babygang ed emergenza microcriminalità a Napoli. E' un problema solo di ordine pubblico o invece una più complessa emergenza sociale?” 

È possibile sfogliare o scaricare l'e-book edito da Cento Autori anche dal sito della Fondazione : http://www.fondazionevalenzi.it/public/doc_contenuto/libri/scoprire-il-buono-attraverso-il-bello.pdf e http://www.fondazionevalenzi.it/public/libreria/bell-e-buon/scoprire-il-buono-attraverso-il-bello.html Il progetto vuole coniugare arte e impegno sociale, attraverso laboratori di espressività del colore, del suono e della rappresentazione teatrale, per realizzare una prevenzione primaria per minori a rischio, sviluppando il loro senso critico, l'autostima e la capacità di lavorare in gruppo.

Giunto ormai alla terza annualità, il progetto aveva ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano “il vivo apprezzamento per la meritoria attività volta all'integrazione, al recupero sociale e all'affermazione del valore della legalità”. Secondo il
Ministro Riccardi esso “costituisce un approccio innovativo ed efficace di fronte al problema dell'emarginazione infantile che purtroppo a Napoli si manifesta non solo in termini quantitativi di inaccettabile ampiezza, bensì pure in forme drammaticamente intricate, che mescolano tra loro aspetti economici, sociali, culturali, di devianza criminale”. Il progetto è stato realizzato grazie alle quote annuali dei soci dell’Ente e al sostegno della Fondazione Banco Napoli per l’assistenza all’infanzia, del Pio Monte della Misericordia e con il patrocinio morale dell’UNICEF. All’iniziativa, a cui sono state invitate le autorità e i principali attori del sociale e dell'economia, prenderanno parte la Presidente della Fondazione Lucia Valenzi, il Segretario Generale della Fondazione Roberto Race, la responsabile del progetto Lucia Precchia, la Presidente del Comitato UNICEF Campania  Margherita Dini Ciacci e l’editore della pubblicazione Pietro Valente.“L'emergenza sociale e di sicurezza che viviamo in queste ore - dichiarano Lucia Valenzi e Roberto  Race - è il risultato della scarsità di attenzione e di interventi nei confronti dell’infanzia napoletana. Un bambino che oggi a Napoli nasce in una famiglia in difficoltà è abbandonato a se stesso. Ancora oggi si pensa di poter affrontare l’aggressività della microdelinquenza giovanile con risposte come il carcere di Nisida e non con una capillare opera di educazione, di inclusione e di sostegno alle famiglie.
Come accennato nell’introduzione dell’e-book, il testo nella sua sinteticità è una lettura dura, anche scioccante, che apre uno spiraglio sulle situazioni intollerabili in cui vivono tanti bambini. Non vivono sempre in una situazione di povertà nel senso classico del termine. Non vivono in luoghi lontani, anzi sono vicinissimi alle nostre case. A questi bambini, più che il cibo o il vestiario, non sono garantiti la serenità, gli affetti, i giochi, i normali ruoli familiari. Leggendo le storie che trapelano dietro ai visi dei bambini di Licola, come di quelli dei Quartieri Spagnoli o anche in parte di S. Giovanni a Teduccio, scoprirete un mondo non solo di malavita, di scippi, di prostituzione, ma anche e soprattutto di indifferenza, di disattenzione, di negazione del rispetto per l’infanzia”.
L'idea e' quella di un progetto originale, basato su una formazione integrale del bambino e teso ad una formazione dell’individuo da inserire nella società che parta dal basso ossia dalla giovane età, per avere domani una persona sana e abituata al valore del bello e del buono, ma anche una famiglia orientata nella stessa direzione. E’ indubbiamente un modo intelligente per avere cittadini rispettosi e rispettabili e per costruire così una società finalmente migliore.
La Campania è la seconda tra le regioni italiane con più elevata quota di persone di minore età povere. Povertà, abbandono scolastico, discriminazione ed emarginazione sociale sono strettamente collegate fra loro. Fatto salvo il richiamo alla responsabilità del Governo e delle istituzioni, il cerchio può essere spezzato anche da iniziative come questa promossa dalla Fondazione Valenzi. 

venerdì 22 marzo 2013

Venerdì 22 marzo, ore 17.30 "Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che cambia" a Vigevano - Spazio Contarte, via Boldrini 1


21 marzo 2013 "Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che cambia" a Milano, Libreria Hellisbook


Insieme a Ilaria Guidantoni, Mariarosaria Marchesano,
giornalista di economia di Myself e Il Mondo


Editoriaraba - Arriva “Bozza”, di Rosa Yassin Hassan, un romanzo dedicato ai giovani siriani


"Bozza" (بروفة), di Rosa Yassin Hassan, pubblicato in Libano nel 2011, tradotto da Fatima Sai per la casa editrice Il Sirente, nella bella e ricca collana altriarabi, uscirà in Italia nella seconda metà di aprile.
Rosa Yassin Hassan è una delle giovani rappresentanti della narrativa araba contemporanea, che nella sua (finora) breve carriera da scrittrice si è già dovuta imbattere nella censura del regime siriano, ecco anche il perché molti dei suoi libri sono stati pubblicati da editori non siriani. Un escamotage utilizzato, tra l’altro, numerosissime volte dagli stessi editori siriani, soffocati da una censura sempre all’erta, “costretti” a stampare a Beirut presso le loro filiali in città o appoggiandosi a tipografie locali.

Rosa Yassin Hassan nasce a Damasco nel 1974, si laurea in architettura nel 1998, e diventa subito dopo giornalista culturale per alcuni giornali siriani e panarabi. Comincia la sua carriera da scrittrice già nel 1992. Per due volte consecutive è vincitrice, grazie ai suoi racconti brevi, di un concorso letterario indetto dall’Università. Nel 2000 pubblica la sua prima raccolta di racconti: "Un cielo imbrattato di luce" (سماء ملوثة بالضوء); nel 2004 il suo romanzo "Ebano" (أبنوس ) vince il premio Hanna Mina per il romanzo e nel 2009 viene tradotto in tedesco. Nel 2008 esce al Cairo il suo secondo romanzo, "Negativo" (نيجاتيف),  che racconta le storie delle prigioniere politiche in Siria, mentre l’anno seguente pubblica a Beirut "I guardiani dell’aria" (حراس الهواء), semi-finalista al premio per la narrativa araba (recensito da Sirialibano).
Sempre nel 2009, la scrittrice entra a far parte del già citato progetto letterario Beirut 39, insieme ad altri 38 autori arabi sotto i 40 anni (tra cui Abdellah Taia, Joumana Haddad, Mansoura Ez Eldin, Mohammad Hassan Alwan, Rabee Jaber, Youssef Rakha). 

"Bozza", ambientato nella Siria di Bashar al-Assad racconta dei protagonista, di cui non si svela mai il nome né l’aspetto, un giovane militare addetto alla sicurezza. Il suo lavoro consiste nell’ascoltare e trascrivere le intercettazioni telefoniche dell’onnipresente e pervasivo sistema di servizi segreti, che il protagonista cerca di riadattare per le sue segrete ambizioni letterarie: la “bozza” che dà il titolo al libro, una sorta di pièce teatrale che riadatta di giorno in giorno, come se fosse una continua prova.
Narratore onnisciente, l’agente segreto di Rosa Yassin Hassa, non si limita a stare a guardare: è un narratore che si sporca le mani. Con il sangue dei suoi personaggi.
Rosa Yassin Hassan dedica il suo romanzo a tutti i giovani siriani: “Questo romanzo è nato dalle vostre sconfitte e dalle vostre delusioni”. 
Del libro aveva parlato Elena Chiti su Sirialibano lo scorso anno, nell’articolo “Siria, il narratore onnisciente di Rosa Yassin Hassan”.
Rosa Yassin Hassan non è però solo giornalista e scrittrice, ma è anche un’attivista e negli ultimi anni è spesso intervenuta sulla stampa criticando anche gli intellettuali del suo Paese.
La rivoluzione siriana è diventata un’orfana – Qantara.de (2013) 
Pubblico all’estero per aggirare la censura – New York Times (2010)
Produzione culturale e rivoluzione siriana – Jadaliyya (2011)
Rivoluzione siriana, dove sono gli intellettuali? – Sirialibano (2012) 

martedì 19 marzo 2013

"Chiacchiere, datteri e thé. Tunisi, viaggio in una società che cambia" a Milano, giovedì 21 marzo ore 18.30 Libreria Hellisbook


La Marsa - Tunis Librarie Mille Feuilles «Islamisme, Laïcité et droits humains»


Rencontre avec l’historien Mohamed Cherif Ferjani, pour sa toute dernière parution aux Editions Amal, «Islamisme, Laïcité et droits humains», Vendredi 22 Mars, à partir de 17h30.
La présentation sera assurée par Fethi Bel Haj Yahia.

Né en 1951 en Tunisie, Mohamed-Chérif Ferjani est professeur à l'Université Lyon-II et historien spécialiste de l'islam et du monde arabe. Ancien prisonnier politique en Tunisie (de 1975 à 1980), il est membre fondateur de la section tunisienne d'Amnesty International.
Auteur de travaux concernant l'islam et le monde arabe, il a publié: "Le politique et le religieux dans le champ islamique", Fayard, Paris, 2005, 353 pp. (traduction en arabe parue en 2008 aux Editions PROLOGUES à Casablanca, Maroc, 256 pp., cette traduction a obtenu le prix du Grand Atlas au Maroc en 2009; une traduction en espagnol parue Chez Edicions Bellaterra, Barcelone, 2009, et une traduction en anglais est en cours de réalisation); "Les voies de l’islam approche laïque des faits islamiques", le Cerf- C.R.D.P. du Doubs, Besançon, 1996; "Islamisme, laïcité et droits de l’Homme", l’Harmattan, Paris1991 (une réédition actualisée est chez Amal Edition) 

Editoriaraba - Le micro-rivoluzioni della Fiera del Libro di Riyadh


Mentre ci si interroga sul se, ed eventualmente sul quando in Arabia Saudita ci sarà mai una “primavera saudita”, sulla scia delle rivolte del Maghreb, la Fiera internazionale del libro di Riyadh appena conclusasi è stata protagonista di due micro-rivoluzioni culturali. 
In un Paese dove la censura sui libri è rigidissima, l’invasiva Commissione per la promozione della virtù e la prevenzione del vizio (Hai’a) aveva infatti annunciato, ben prima dell’apertura della Fiera, che non avrebbe censurato i libri, promettendo però che, se fossero stati notati negli stand della Fiera libri contrari alla Sharia o alle norme sociali saudite, avrebbe provveduto ad informare il Ministero della cultura e dell’informazione, che se ne sarebbe occupato. Senza intervenire direttamente, il che è già un bel passo in avanti.
La seconda micro-rivoluzione riguarda le donne, ovviamente. Dico ovviamente perché la questione femminile è sempre un po’ il barometro con cui misurare il livello di apertura di una società (comprese quelle che si professano liberali e post-moderne. La Hai’a ha annunciato che alle donne e agli uomini sarebbe stato permesso di “mischiarsi” e camminare insieme tra i corridoi e gli stand della Fiera. 
Una notizia che ha riscontrato le resistenza di un gruppo di uomini che, durante la Fiera, ha protestato argomentando che questa novità rappresenterebbe “la porta d’ingresso per l’occidentalizzazione della Umma”. Secondo "Riyadh Bureau" (un blog molto interessante tenuto da un giovane blogger saudita che si chiama Ahmed Al Omran, che riporta notizie e fatti sull’Arabia Saudita in inglese), questo incidente sarebbe da classificare come “minore” rispetto a quanto verificatosi negli anni precedenti. 
Secondo "haram online", questo allentamento è in linea con una più generale tendenza delle autorità saudite di allegerire le restrizioni imposte alle donne del regno, come dimostra la nomina del gennaio scorso di nominare 30 donne nella Shura, organismo da sempre esclusivo degli uomini, anche se gli spazi fisici occupati dalle donne saranno rigidamente separati da quelli in cui si trovano gli uomini. 
Secondo "Arabnews", è stato proprio questo approccio “soft” che ha permesso alla Fiera di quest’anno di ottenere un buon successo di pubblico e di vendite. Frequentata da famiglie, che hanno mostrato un particolare interesse verso l’editoria per ragazzi, la manifestazione culturale si è svolta tranquillamente e ha confermato l’importanza di un appuntamento culturale di queste dimensioni in un Paese in cui gli eventi culturali non sono proprio all’ordine del giorno. 
"Al-Sharq" ha infatti riportato che 2,4 milioni di sauditi hanno visitato la Fiera (contro una stima che ne prevedeva circa 2 milioni), di età compresa tra i 7 e i 70 anni, e che le vendite hanno superato i 71 milioni di riyal sauditi. I clienti più accaniti? I giovani e le donne, o anche le donne giovani. La fascia d’età che ha comprato più libri è stata quella tra i 25 e i 45 anni e le donne sarebbero state le maggiori acquirenti. 
L’autrice dell’articolo di "Arab News" così commenta questo piccolo successo: 'Noi sauditi non abbiamo una cultura del libro molto forte, ma Internet negli ultimi tempi ha cambiato i nostri gusti in fatto di letteratura. Comprare i libri nelle librerie oggi non basta più a soddisfare la voglia di leggere. Il fatto che circa 2 milioni di sauditi abbiano visitato la Fiera quest’anno è un segnale del fatto che stiamo diventando più colti in fatto di libri e che abbiamo sete di leggere cose sempre diverse'.
Piccolissimi progressi e aperture si cominciano ad intravedere nell’impenetrabilità del Regno saudita. 
Tuttavia la strada per l’affermazione completa dei diritti delle donne è ancora lunga, lunghissima e l’eliminazione del divieto per le donne di frequentare la Fiera insieme agli uomini è solo, ancora, un microscopico tassello. 
Secondo l’editore Nawaf al Qudaimi, il libro di Khaled al-Dekhayel sul Wahhabismo ha venduto in Fiera più di 4mila copie.