lunedì 2 dicembre 2013

Mostra di Oreste Baldini: Mediterraneum - Mercati di Traiano (Roma)

Domenica, 01 Dicembre 2013     Ilaria Guidantoni

Un lavoro originale anche nell’allestimento, la metafora di un itinerario mediterraneo intorno alla figura del pesce, simbolo di vita e abbondanza sotto varie declinazioni, unendo elementi della ceramica, mosaico, complementi d’arredo, disegno e anche la dimensione sensoriale dell’olfatto e dell’ascolto. Una piccola mostra per raccontare una metafora con lavori di pregio, che si raccontano con garbo e semplicità.

Sculture, dipinti, disegni, grandi mosaici raccontano il percorso artistico di Oreste Baldini intorno all'icona del ‘pesce’, simbolo di vita, abbondanza e rinascita. Lungo la Via Biberatica ai Mercati di Traiano, un’esperienza sin estetica, dove le opere sono accompagnate da musiche e fragranze tipiche del Mediterraneo, a rispecchiare l'aspetto poliedrico dell'artista, scultore, pittore e scenografo ma anche attore e doppiatore.

La recensione integrale su Saltinaria.it

Matera, 29 novembre 2013 Rassegna Multiculturale "Insieme per leggere e ascoltare" con Sandro Petrone, Inviato TG2



domenica 1 dicembre 2013

Editoriaraba - Tahar Ben Jelloun alla Fiera della piccola e media editoria di Roma

Lo scrittore marocchino francofono è uno dei pochi ospiti internazionali della fiera romana dedicata alla piccola e media editoria, che si terrà al Palazzo dei Congressi (EUR) dal 5 all’8 dicembre.

Tahar Ben Jelloun interverrà in due occasioni il 5 dicembre:

ore 15 @ Sala Smeraldo

La Lista Goncourt: la scelta dell’Italia

Quest’anno per la prima volta, l’Institut français Italia consegna il suo premio letterario, in collaborazione con l’Académie Goncourt francese e Più libri più liberi.
Una giuria composta da 60 liceali di sezioni bilingue Esabac ha scelto il vincitore tra le 15 opere della prima selezione del Premio Goncourt. 
Intervengono tre membri dell’Académie Goncourt: Pierre Assouline,Tahar Ben Jelloun e Paule Constant, l’Ambasciatore di Francia in Italia Alain Le Roy, Lorenzo Amurri, Tullio De Mauro e il vincitore.

Ore 16 @ Sala Smeraldo

Leggere come scelta di libertà

Bruno Manfellotto intervista Tahar Ben Jelloun

Evento a cura di Più libri più liberi in collaborazione con Institut français d’Italie / Ambassade de France en Italie.

giovedì 28 novembre 2013

Editoriaraba - Tangeri, la Librairie des Colonnes e il multiculturalismo marocchino

Questo articolo è apparso domenica su Osservatorio Iraq – Nord Africa e Medio Oriente

Durante i giorni di forte vento, quando le nuvole dello stretto lasciano il cielo di un bel blu terso, la costa spagnola, vista dalla Bab al-Bahr (“porta del mare”) della casbah, appare talmente vicina che sembra di poterla toccare con le dita.

Sono quei maledetti 14 chilometri che separano Tangeri dalla Spagna, l’Africa dall’Europa, che agli occhi dei migranti che li guardano dall’alto della casbah sembrano ancora meno. Gli scrittori marocchini hanno versato fiumi di inchiostro sulle speranze e le delusioni dei migranti in procinto di partire per l’Europa e lasciare la propria terra.

Eppure c’è stato un tempo non troppo lontano in cui Tangeri era la meta preferita di europei e nordamericani alla ricerca di un porto libero in cui rifugiarsi, per scappare dall’asfissiante perbenismo dell’Occidente e dalle sue guerre.

Ma Tangeri era anche conosciuta come la città bianca dall’anima nera, per via della sua reputazione macchiata da storie e leggende che parlavano di alcolismo, prostituzione e malaffare.

Dal 1923 al 1956, anno dell’indipendenza del Marocco dalla Francia coloniale, la città ventosa fu governata da un’amministrazione internazionale e quei decenni passarono alla storia come il periodo dell’Inter-Zona. Governata da ricchi europei espatriati che rappresentavano la metà dei 70mila abitanti dell’epoca, “nessuna città in Marocco presentava un volto meno marocchino”, scrive Terence MacCarthy nel suo breve saggio Beyond the columns. A History of the Librairie des Colonnes, Tangier and its Literary Circle (The Black Eagle Press, Tangier 2013).

In quegli anni Tangeri diventò un vero “porto di mare” accogliendo chiunque fosse in cerca di regole più rilassate, di un ambiente cosmopolita e variegato, di amori non ortodossi e di una cultura eclettica: spie, rifugiati politici, omosessuali, speculatori, giornalisti, lord decaduti, lady che avevano dato scandalo, fumatori di oppio.

E, soprattutto, divenne il rifugio degli scrittori della “Beat Generation” come Jack Kerouac, William Burroughs, Truman Capote, Tennesse Williams, Jean Genet e naturalmente Paul e Jane Bowles, pilastri della vita culturale per gli anni a venire (Bowles morirà a Tangeri nel 1999). 

Il salotto culturale tangerino par excellence nasce nel 1949 al numero 54 di Boulevard Pasteur, nel cuore della città: è la Librairie des Colonnes, la terza “impresa culturale di questo tipo” fondata in Marocco dopo la Librairie Céré di Rabat e la Librairie Farraire di Casablanca.

Affacciata sul boulevard più importante della città, a pochi passi dalla medina, dal Gran Café de Paris e dal Minzah (che ancora non era un Hotel), la libreria, grazie alla direzione congiunta di Isabelle e Yvonne Gérofi (le due, una ebrea ungherese, l’altra belga, erano cognate ma le legava una relazione più profonda, quanto sconveniente per l’epoca) diventa in pochissimo tempo anche un salotto letterario, una galleria d’arte.

Il ritrovo preferito di Bowles e dei suoi colleghi scrittori, il posto perfetto in cui gironzolare alla ricerca di libri in francese, spagnolo, inglese e arabo.

Anche gli artisti marocchini la frequentano: il pittore Ahmed Yacoubi, uno dei protégé di Bowles e a cui Francis Bacon aveva fatto da mentore, fa lì il suo debutto nel 1951, seguito dal maestro dell’astrattismo geometrico Romain Ataallah, la cui personale viene organizzata nel 1958. L’ultimo protetto di Bowles ad esibire le sue opere è stato Mohammed M’rabet, artista e hakawati, invitato dall’attuale direttore della libreria, il francese Simon-Pierre Hamelin.  La lettura continua su Osservatorio Iraq!

Presentazione del racconto "Chéhérazade non abita qui" - Camera dei Deputati, 27 novembre 2013

Insieme con l'editrice Donatella Caione, le scrittirci Cristiana Pezzetta, Manuela Piovesan e Rosa Tiziana Bruno.
A sinistra l'attrice Katiuscia Magliarisi

"Insieme per leggere e ascoltare", Ilaria Guidantoni con Sandro Petrone a Matera, Venerdì 29 novembre ore 18.30


mercoledì 27 novembre 2013

"Su Gerusalemme. Strategie per il controllo dello spazio urbano" , Giovedì 5 dicembre a Roma

UNIMED presenta

SU GERUSALEMME
Strategie per il controllo dello spazio urbano
(Castelvecchi editore, Roma 2013)

5 dicembre 2013, ore 17.30
presso il Café Maranega
in Piazza Campo de' Fiori n. 47/48/49

Introduce:
Franco Rizzi, Segretario Generale dell’UNIMED

Intervengono:
Moni Ovadia, drammaturgo e attore
Paolo Garuti, docente Ecole Biblique di Gerusalemme
Ruba Saleh, architetto IUAV e co-autrice del libro
Alessandra Terenzi, architetto POLIMI e co-autrice del libro

Modera: Ugo Tramballi, giornalista de Il Sole 24 ore

martedì 26 novembre 2013

Editoriaraba - Lo scrittore e poeta Ibrahim Nasrallah a Napoli e Verona


Il poeta e scrittore palestinese Ibrahim Nasrallah questa settimana si trova in Italia per partecipare a due incontri:

Napoli – giovedì 28 alle 12, ospite dell’Orientale (l’incontro si terrà in aula 1.5 a Palazzo Mediterraneo), dove incontrerà gli studenti dell’Ateneo e sarà presentato da Nino Daniele, assessore alla cultura del comune di Napoli, Hussein Ahmed, dell’università Orientale, e da un esponente della comunità palestinese. E due giovani “reporter” di editoriaraba saranno lí.

Verona – sabato 30 novembre, in occasione della Giornata internazionale di solidarietà con il popolo palestinese. Nasrallah sarà presentato da Simone Sibilio (Luiss, Roma), autore del saggio Nakba. La memoria letteraria della catastrofe palestinesee da Wasim Dahmash (Università di Cagliari), docente e traduttore di alcuni dei libri di Nasrallah (e non solo).

Ibrahim Nasrallah non è molto noto al grande pubblico italiano anche se sono stati tradotti due suoi romanzi: DENTRO LA NOTTE. Diario palestinese, traduzione e postfazione di W. Dahmash, Ilisso, 2004; Febbre, traduzione di L. Capezzone, Edizioni Lavoro, 2001; una raccolta di poesie: Versi, Edizioni Q (traduzione di W. Dahmash).

Ibrahim Nasrallah è nato nel 1954 nel campo profughi di Wihdat, Giordania, da genitori palestinesi originari della regione di Gerusalemme, da cui dovettero andare via dopo il 1948. Oggi vive ad Amman, Giordania. Nella sua carriera ha lavorato come giornalista dal 1978 al 1996; dal 1996 al 2002 è stato direttore degli affari culturali della fondazione Darat al-Funoun–Khalid Shoman ad Amman, di cui ora è vice presidente.
Nel corso della sua carriera di romanziere e poeta ha pubblicato 14 raccolte di poesie, 13 romanzi e 2 libri per bambini; ha vinto numerosi presi, fra cui lo “Owais award for poetry” (1997), l’ “Arrar prize” (1991) e il “Tayseer Sbool Prize” (1994). Il suo penultimo romanzo, Il tempo dei cavalli bianchi (tradotto anche in inglese recentemente) è stato finalista all’Arabic Booker nel biennio 2008-2009.
Di recente è apparso il suo Il balcone sull’abisso, “شرفة “الهاوية, pubblicato dalla casa editrice libanese Arabic Scientific Publishers/ Al-Dar al-Arabiyya lil-’ulum nashiroun e presentato all’ultima Fiera del libro di Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti. Questo romanzo è il quarto della serie dei “balconi”, dopo: Il balcone del delirio ”شرفة الهذيان”, Il balcone dell’uomo di neve “شرفة رجل الثلج” e Il balcone della vergogna “شرفة العار“.
Il balcone sull’abisso copre un periodo di tempo che va dalla fine degli anni Ottanta, il periodo della cosiddetta “transizione democratica”, fino allo scoppio delle rivolte arabe degli ultimi anni. È un romanzo storico, politico e introspettivo, polifonico e dalla struttura molto complessa in cui l’autore invita il lettore a “srotolare” la matassa della trama e ricostruire il testo. 
L’autore lascia sul tappeto la domanda: i regimi arabi saranno capaci di rinnovarsi e completare la transizione iniziata trent’anni fa?
Nasrallah ha scritto anche una poesia per Vittorio Arrigoni, tradotta da Wasim Dahmash

A Vittorio Arrigoni

Hanno ucciso tutti

Hanno ucciso tutti

hanno ucciso tutti i minareti
e le dolci campane

uccise le pianure e la spiaggia snella

ucciso l’amore e i destrieri tutti, hanno ucciso il nitrito.

Per te sia buono il mattino.

Non ti hanno conosciuto

non ti hanno conosciuto fiume straripante di gigli

e bellezza di un tralcio sulla porta del giorno

e delicato stillare di corda

e canto di fiumi, di fiori e di amore bello.

Per te sia buono il mattino.

Non hanno conosciuto un paese che vola su ala di farfalla

e il richiamo di una coppia di uccelli all’alba lontana

e una bambina triste

per un sogno semplice e buono

che un caccia ha scaraventato nella terra dell’impossibile.

Per te sia buono il mattino.
No, loro non hanno amato la terra che tu hai amato

intontiti da alberi e ruscelli sopra gli alberi
non hanno visto i fiori sopravvissuti al bombardamento

che gioiosi traboccano e svettano come palme.

Non hanno conosciuto Gerusalemme … la Galilea

nei loro cuori non c’è appuntamento con un’onda e una poesia

con i soli di dio nell’uva di Hebron,

non sono innamorati degli alberi con cui tu hai parlato

non hanno conosciuto la luna che tu hai abbracciato

non hanno custodito la speranza che tu hai accarezzato

la loro notte non si espone al sole

alla nobile gioia.

Che cosa diremo a questo sole che attraversa i nostri nomi?

Che cosa diremo al nostro mare?

Che cosa diremo a noi stessi? Ai nostri piccoli?

Alla nostra lunga dura notte?

Dormi! Tutta questa morte basta
a farli morire tutti di vergogna e di sconcezza.

Dormi bel bambino.

Ibrahim Nasrallah

(trad. Wasim Dahmash)

venerdì 22 novembre 2013

Il caso nel primo romanzo di un ingegnere informatico tunisino



“La marche de l’incertitude”
di Yamen Manai
L’autore è un giovane tunisino, nato nel 1980 a Tunisi e residente a Parigi; ingegnere, lavora sulle nuove tecnologie dell’informazione e “La marche de l’incertitude” è il suo primo romanzo. Il libro ha ricevuto a Tunisi il premio Comar d’Or 2009 e in Francia il Prix des lycéens Coup de Coeur de Coup de soleil 2010. Scritto con grande freschezza, riesce ad unire il linguaggio di oggi e lo stile colloquiale ma nello stesso tempo classico di molta letteratura maghrebina. In qualche modo è un romanzo filosofico sul tema dell’incertezza che è il romanzo della vita, dalla quale nessuno può prescindere, quale che sia il riferimento esistenziale, l’universo di appartenenza o la cultura. L’incertezza è parte integrante del vivere ma non è il caso, questo no, non esiste, almeno non nel senso più banale in cui lo si intende, come caos, come andamento disarmonico e qualunque. Il caso ha invece un suo preciso rigore che i matematici se riescono a coglierlo sono in grado di risolvere ogni equazione. Senza pesantezza e nessuna ambizione didascalica, il libro dà una visione del mondo secondo la quale, come si apprende dalla prima pagina, “è il caso, non la gravità, che ha fatto cadere una mela in testa a Newton” E poco più avanti “Disturba perché non lo si sa spiegare, perché qualche volta sovverte le nostre certezze”. Eppure “non è solamente grazie alle sue spiegazioni postume e alle sue certezze che un uomo avanza, è anche grazie alla sua immaginazione e alla sua capacità di credere nella sottigliezza di questo mondo che si svela” E “questo mondo è lontano dall’essere questo concatenamento di meccanismi”, questo ovvero quello che da sempre si suppone debba essere l’universo, una macchina perfetta che all’uomo spetta solo scoprire, spiegare e rispettare. Ora il nostro autore sovverte quest’idea ma non la sostituisce con una visione nichilistica e pessimistica, anzi, l’incertezza sembra la misura della fluidità, quindi della possibilità e della libertà. All’uomo resta la sfida di saper stare dentro questa dimensione non schematica. Come un mantra torna la frase “L’azzardo, il caso, maestro dei dadi, aveva deciso di incrociare di nuovo i loro cammini”. E questo perché più volte accade e in situazioni molto diverse, bizzarre, che mescolano ambienti internazionali e storie popolari dove magia, credenze popolari e scienza si mescolano. Il caso è proprio questo, quell’area che incrocia la più ferrea razionalità con la libertà e anche l’anarchia più assoluta. E’ un libro originale, insolito, fresco, uno sguardo sulla società di oggi, nella quale riesce anche ad entrare un gatto e alla fine l’autore ci dice con una domanda che sembra una risposta, che non sembra possibile vivere con delle certezze, non più, dopo che si è vissuto abbastanza per capire come vanno le cose.
“La marche de l’incertitude”
di Yamen Manai
elyzad poche
5,900 DT/5,70 euro

"Cantico sull’oceano" di Federica Leva


E' uscito in ebook il romanzo "Cantico sull’oceano" di Federica Leva (Sesat Edizioni).
Copertina di Tiziano Micci. 
Prefazione di Irene Veneziano, considerata la "regina del pianismo italiano"

Il Louvre sta per chiudere mentre la pioggia battente inonda Parigi. La folla si affretta a uscire ma la musica, quella melodia così eterea ha scelto il momento per compiere, ancora una volta, la sua magia. E, da quel quadro così poco celebre, inizia il racconto della straordinaria vita della donna dipinta.

Siamo nei primi anni del ‘900 ed Elenoire, una talentuosa compositrice e pianista, è combattuta fra l’esigenza di suonare una musica al di fuori dalle convenzioni dell’epoca e le imposizioni conservatrici del marito.

Durante un viaggio verso Nizza, però, qualcosa muterà: la coppia si smarrirà in un villaggio ammantato di surrealismo che permetterà loro di intraprendere un percorso sulla via dell’inevitabile cambiamento. E, sospesi in un mondo fra sogno e realtà, Adrien ed Elenoire saranno costretti ad affrontare le proprie paure e le proprie convinzioni per vivere in eterno attraverso note incantate.