Ilaria Guidantoni Mercoledì, 29 Ottobre 2014
Una passeggiata attraverso il tempo con la voglia di rendere viva Siracusa e non solo vetrina e museo di un passato lontano; lo sguardo colto, puntuale, con dovizia di riferimenti ed insieme una guida insolita per conoscere la città, l’angolo della Sicilia del sud-est, chiasmo greco-arabo, confluenza di due mari, terzo polo tra Catania e Palermo, imponenti e assolutiste. Non un saggio, ma un racconto in presa diretta, a tratti divertito, che spazia dai monumenti ai personaggi più lontani come Archimede e Platone quanto vicini come Elio Vittorini. Un mosaico che ci viene restituito nella sua interezza, tra sapori, profumi, ricette, note storiche e di costume e la voglia di renderne l’unicità.
Ogni libro, prima di essere il contenitore di informazioni, è un incontro e il mio è doppio, con la Siracusa dei miei anni liceali e con una sua concittadina. La città, che ho visto solo una volta, tutto sommato distrattamente, è un ricordo profondo ed emozionale perché è stato l’incontro con la tragedia greca che resta a mio parere il fondamento del teatro, a tutt’oggi di grande attualità. Tra l’altro Siracusa è molto nota in Tunisia dove c’è una collaborazione stretta con l’Istituto del Dramma Antico e sicuramente sono più i Tunisini che gli Italiani che la conoscono. La Siracusa che ho conosciuto “greca”, l’ho riscoperta “araba”. Bene, questo libro di Giuseppina Norcia illustra il dialogo e l’intreccio tra queste due culture dove gli “antichi Francesi” hanno inserito il proprio contributo. Forse per noi è più nota l’eredità greca, almeno in quella parte della Sicilia. L’altro incontro legato a questo libro è quello con la scultrice siracusana Roberta Conigliaro, amica dell’autrice, che me l’ha regalato insieme a suggestioni di questo mondo che ho ritrovato nelle sue terrecotte.
La recensione integrale su Saltinaria.it
mercoledì 5 novembre 2014
mercoledì 29 ottobre 2014
"Naufragi" - Letture ad alta voce a Napoli
Napoli, Palazzo PAN
Letture ad alta voce
Venerdì 31 Ottobre 2014, ore 19.15
"Naufragi"
Claudiafederica Stella Petrella legge "Le Voyage" di Charles Baudelaire e la poesia la "Sopravvissuta" da "Prima che Sia Buio" di Ilaria Guidantoni
Letture ad alta voce
Venerdì 31 Ottobre 2014, ore 19.15
"Naufragi"
Claudiafederica Stella Petrella legge "Le Voyage" di Charles Baudelaire e la poesia la "Sopravvissuta" da "Prima che Sia Buio" di Ilaria Guidantoni
“Les belles de Tunis” di Nine Moati
Un romanzo e un affresco storico lungo mezzo secolo della vita di Tunisi, una ricostruzione minuziosa della topografia della città, dei luoghi, della vita quotidiana, di quel melting pot che era soprattutto e che forse non è più la Tunisia.
Continua a leggere
“Les belles de Tunis”
Di Nine Moati
Cérès Editions
Tunis, 2004
10,50 dinari tunisini
Continua a leggere
“Les belles de Tunis”
Di Nine Moati
Cérès Editions
Tunis, 2004
10,50 dinari tunisini
giovedì 2 ottobre 2014
“Perché finisce quando finisce?” di Mariù Safier
Ilaria Guidantoni Mercoledì, 01 Ottobre 2014
La rivista femminile “Confidenze” ha conservato l’antica abitudine di pubblicare testi letterari di facile e veloce lettura. Uno degli appuntamenti della rubrica “Il nostro romanzo d’autore” è con Mariù Safier e il suo racconto “Perché finisce quando finisce?” dedicato ad un tema che negli ultimi tempi sta riscuotendo non poche attenzioni, forse perché le relazioni affettive si sfaldano con più facilità, per non parlare dei matrimoni. Tanto che sull’argomento si sono scritti addirittura testi più o meno seri su come lasciarsi e come sopravvivere ad un abbandono o a un fallimento.
Mariù, con l’eleganza e la delicatezza che la contraddistinguono, affronta l’argomento con tenerezza, e un certo romanticismo, soprattutto con una nota di speranza. L’autrice è convinta che l’amore autentico non finisce quando e perché ci si lascia ma è un fuoco che cova sotto la cenere e vale sempre la pena riattivare.
La recensione integrale su Saltinaria.it
La rivista femminile “Confidenze” ha conservato l’antica abitudine di pubblicare testi letterari di facile e veloce lettura. Uno degli appuntamenti della rubrica “Il nostro romanzo d’autore” è con Mariù Safier e il suo racconto “Perché finisce quando finisce?” dedicato ad un tema che negli ultimi tempi sta riscuotendo non poche attenzioni, forse perché le relazioni affettive si sfaldano con più facilità, per non parlare dei matrimoni. Tanto che sull’argomento si sono scritti addirittura testi più o meno seri su come lasciarsi e come sopravvivere ad un abbandono o a un fallimento.
Mariù, con l’eleganza e la delicatezza che la contraddistinguono, affronta l’argomento con tenerezza, e un certo romanticismo, soprattutto con una nota di speranza. L’autrice è convinta che l’amore autentico non finisce quando e perché ci si lascia ma è un fuoco che cova sotto la cenere e vale sempre la pena riattivare.
La recensione integrale su Saltinaria.it
“Reportage dall'Egitto” di Antonella Colonna Vilasi
Ilaria Guidantoni Mercoledì, 01 Ottobre 2014
Tra rivoluzioni in sospeso, servizi segreti e primavere arabe.
Un reportage, schietto, sul campo, fruibile sull’Egitto dall’inizio del fermento rivoluzionario alle soglie degli 2014, attraverso voci diverse di interviste anonime.
Il libro è stato presentato, tra l’altro, a Roma in una Rassegna dedicata alle “Primavere arabe”, organizzata da Alessandro Lisci la scorsa estate alla Libreria Mondadori di Via Piave ed io ho avuto il piacere di condividere l’appuntamento con Antonella Colonna Vilasi, presidente del Centro Studi sull'Intelligence – UNI, della quale avevo già presentato un libro, ancora una volta dedicato al tema dell’Islam, anche se da un altro punto di vista.
Fatta questa premessa di contesto, il libro è uno strumento snello, scritto con una scrittura scorrevole e piana nel quale l’autrice si limita ad una breve introduzione e a qualche commento finale per lasciare totalmente spazio ai protagonisti anonimi delle sue interviste ai quali rivolge domande scarne, dirette e semplici. Reportage dall’Egitto, in perfetta coerenza con il titolo, si annuncia come una serie di istantanee che ci restituiscono un paese in fermento dal gennaio 2011. Si tratta forse del paese che più ha interessato l’Europa, al di là dei singoli fatti per varie ragioni, forse per l’aspetto domestico legato alla grande affluenza turistica e alla sua storia conosciuta universalmente; non solo, si tratta di un paese cerniera strategico rispetto al Medioriente e da sempre all’attenzione prioritaria degli Stati Uniti.
L’esordio della scrittrice pone la rivolta egiziana che la Vilasi chiama rivoluzione – mentre io la ritengo una rivolta come a mio parere traspare dalle stesse interviste contenute nel testo, quale in primis l’assenza di un leader – nell’ambito delle rivolte che hanno travolto nel 2011 Tunisia, Libia, Yemen ed Egitto, appunto. Rispetto a questi paesi posso parlare solo della Tunisia sulla quale ho scritto alcuni libri; gli altri paesi non li conosco, fatta eccezione per l’Egitto del quale ho avuto in più occasioni assaggi turistici.
La recensione integrale su Saltinaria.it
Tra rivoluzioni in sospeso, servizi segreti e primavere arabe.
Un reportage, schietto, sul campo, fruibile sull’Egitto dall’inizio del fermento rivoluzionario alle soglie degli 2014, attraverso voci diverse di interviste anonime.
Il libro è stato presentato, tra l’altro, a Roma in una Rassegna dedicata alle “Primavere arabe”, organizzata da Alessandro Lisci la scorsa estate alla Libreria Mondadori di Via Piave ed io ho avuto il piacere di condividere l’appuntamento con Antonella Colonna Vilasi, presidente del Centro Studi sull'Intelligence – UNI, della quale avevo già presentato un libro, ancora una volta dedicato al tema dell’Islam, anche se da un altro punto di vista.
Fatta questa premessa di contesto, il libro è uno strumento snello, scritto con una scrittura scorrevole e piana nel quale l’autrice si limita ad una breve introduzione e a qualche commento finale per lasciare totalmente spazio ai protagonisti anonimi delle sue interviste ai quali rivolge domande scarne, dirette e semplici. Reportage dall’Egitto, in perfetta coerenza con il titolo, si annuncia come una serie di istantanee che ci restituiscono un paese in fermento dal gennaio 2011. Si tratta forse del paese che più ha interessato l’Europa, al di là dei singoli fatti per varie ragioni, forse per l’aspetto domestico legato alla grande affluenza turistica e alla sua storia conosciuta universalmente; non solo, si tratta di un paese cerniera strategico rispetto al Medioriente e da sempre all’attenzione prioritaria degli Stati Uniti.
L’esordio della scrittrice pone la rivolta egiziana che la Vilasi chiama rivoluzione – mentre io la ritengo una rivolta come a mio parere traspare dalle stesse interviste contenute nel testo, quale in primis l’assenza di un leader – nell’ambito delle rivolte che hanno travolto nel 2011 Tunisia, Libia, Yemen ed Egitto, appunto. Rispetto a questi paesi posso parlare solo della Tunisia sulla quale ho scritto alcuni libri; gli altri paesi non li conosco, fatta eccezione per l’Egitto del quale ho avuto in più occasioni assaggi turistici.
La recensione integrale su Saltinaria.it
Dall'8 al 14 ottobre Paul Polansky in Italia presenta "Rockets"
ROCKETS
di Paul Polansky
illustrazioni di Stephane Torossian
traduzioni di Claudia Ambrosini
Paul Polansky, Premio 2004 della Città di Weimar per i diritti umani su candidatura di Günter Grass, pubblica con Albeggi Edizioni il suo ventottesimo libro, una raccolta di poesie in italiano e inglese sul recente conflitto tra Israele e Palestina. Polansky, americano, giornalista e scrittore, è noto per aver portato alla luce la verità sull’olocausto in Repubblica Ceca durante la Seconda Guerra Mondiale e per la sua battaglia per i rom rifugiati in Kosovo. Paul è però anche conosciuto per la sua peculiare “tecnica” di studio e reportage, come nel caso del discusso Homeless in America, libro che ha fatto scalpore sia per la crudezza dei racconti che per la scelta di Paul di vivere per lungo tempo insieme ai senzatetto americani per poter raccogliere la loro storie e immedesimarsi completamente nelle loro vite.
L’autore sarà in Italia per presentare il libro dall’8 al 14 ottobre.
La presentazione di lancio sarà a Roma mercoledì 8 ottobre presso la Libreria L’Argonauta; il 9 ottobre Polansky sarà al Festival Logos di Roma, il 10 ottobre a Piacenza presso il Piccolo Museo della Poesia, l’11 a Pavia ospite del Festival “¾ di weekend”, il 12 ottobre a Napoli, al Caffè Arabo, il 13 ottobre a Salerno presso la Fondazione Alfonso Gatto.
di Paul Polansky
illustrazioni di Stephane Torossian
traduzioni di Claudia Ambrosini
Paul Polansky, Premio 2004 della Città di Weimar per i diritti umani su candidatura di Günter Grass, pubblica con Albeggi Edizioni il suo ventottesimo libro, una raccolta di poesie in italiano e inglese sul recente conflitto tra Israele e Palestina. Polansky, americano, giornalista e scrittore, è noto per aver portato alla luce la verità sull’olocausto in Repubblica Ceca durante la Seconda Guerra Mondiale e per la sua battaglia per i rom rifugiati in Kosovo. Paul è però anche conosciuto per la sua peculiare “tecnica” di studio e reportage, come nel caso del discusso Homeless in America, libro che ha fatto scalpore sia per la crudezza dei racconti che per la scelta di Paul di vivere per lungo tempo insieme ai senzatetto americani per poter raccogliere la loro storie e immedesimarsi completamente nelle loro vite.
L’autore sarà in Italia per presentare il libro dall’8 al 14 ottobre.
La presentazione di lancio sarà a Roma mercoledì 8 ottobre presso la Libreria L’Argonauta; il 9 ottobre Polansky sarà al Festival Logos di Roma, il 10 ottobre a Piacenza presso il Piccolo Museo della Poesia, l’11 a Pavia ospite del Festival “¾ di weekend”, il 12 ottobre a Napoli, al Caffè Arabo, il 13 ottobre a Salerno presso la Fondazione Alfonso Gatto.
Gaza, luglio 2014. L’uccisione di tre ragazzi israeliani scatena nuovamente il conflitto tra Israele e Palestina. A farne le spese è il popolo della striscia di Gaza, soprattutto i bambini: ne restano uccisi 500, oltre 2000 le vittime totali, 100.000 le persone che restano senza una casa. Da parte israeliana le vittime sono 67. E’ una guerra che non risparmia niente e nessuno, neppure luoghi intoccabili come scuole dell’Onu e ospedali. Paul Polansky decide di pubblicare una raccolta di poesie nelle quali prende le distanze dal Governo di Israele e dall’uso indiscriminato della forza. Le sue poesie sono ironiche, grottesche, taglienti. Egli ricorda la necessità di andare alla fonte del conflitto, alle sue cause, che risiedono nella protratta occupazione israeliana dei territori palestinesi, ma richiama anche la necessità di trasformare la resistenza violenta palestinese in resistenza passiva, non violenta. Le mie poesie non abbracciano, nè condividono, in alcun modo, la resistenza violenta – scrive nella sua introduzione - se Hamas avesse seguito l’esempio di Martin Luther King adesso avrebbe il suo Stato. Un libro controverso, proprio come il nome di questa collana di poesia. La poesia civile è affilata come lama di coltello e a nulla serve censurarla o mitigarla. La poesia che serve scava le coscienze e può esistere solo se conserva questa funzione contro tutti gli equilibri, le convenzioni e gli opportunismi.
Il libro è distribuito nelle librerie italiane da NdA/PDE. E’ ordinabile dal 1 ottobre dal sito dell’editore www.albeggiedizioni.com e dalle principali librerie online e sarà presto disponibile anche in ebook per tutti i dispositivi.
“Violè”, di Angela Micieli
Ilaria Guidantoni Martedì, 30 Settembre 2014
Il primo incontro con Violè è stato in occasione della II Edizione Diritti in Scena – che si è tenuta al Teatro Italia di Roma, domenica 18 maggio 2014 – e che è risultato uno degli spettacoli vincitori. Prodotto da Khoreia 2000, Viole’ di e con Angela Micieli per la regia di Rosy Parrotta, è stato uno spettacolo fortemente caldeggiato da me che ero in giuria soprattutto per il testo. Ho letto quindi con interesse il libro confermando una piena rispondenza con la messa in scena che focalizza l’attenzione proprio sul racconto intimo nel quale i dialoghi sembrano raccontati dalla protagonista in un diario, una dolorosa anamnesi.
Violè è un nome, quello della protagonista, una parola troncata che richiama un nome, una parola spezzata che indica violenza. Violetta come i fiori preferiti della mamma, il suo profumo preferito, la violetta di Parma, che alla ragazza dà la nausea, come la signora delle camelie, come la traviata, “Violetta uccisa dall’ipocrisia del perbenismo, dai pregiudizi”. Un racconto semplice, ben strutturato, che ha un buon ritmo, commovente ma non lacrimevole perché il messaggio della protagonista non è né di rivalsa, né di denuncia, è di coraggio senza riscatto; fatto di generosità e di curiosità. E’ la riaffermazione più alta della dignità umana, la conoscenza condivisa che sarà la vocazione di Violè.
Dietro questa ambivalenza si snoda la vicenda. Una donna si racconta, mette a nudo i suoi ricordi tanto lontani quanto dolorosi, si rivela per quella che è fuori dagli schemi, mostra le sue angosce, le sue paure, ma anche il suo andare avanti nonostante tutto.
La recensione integrale su Saltinaria.it
Il primo incontro con Violè è stato in occasione della II Edizione Diritti in Scena – che si è tenuta al Teatro Italia di Roma, domenica 18 maggio 2014 – e che è risultato uno degli spettacoli vincitori. Prodotto da Khoreia 2000, Viole’ di e con Angela Micieli per la regia di Rosy Parrotta, è stato uno spettacolo fortemente caldeggiato da me che ero in giuria soprattutto per il testo. Ho letto quindi con interesse il libro confermando una piena rispondenza con la messa in scena che focalizza l’attenzione proprio sul racconto intimo nel quale i dialoghi sembrano raccontati dalla protagonista in un diario, una dolorosa anamnesi.
Violè è un nome, quello della protagonista, una parola troncata che richiama un nome, una parola spezzata che indica violenza. Violetta come i fiori preferiti della mamma, il suo profumo preferito, la violetta di Parma, che alla ragazza dà la nausea, come la signora delle camelie, come la traviata, “Violetta uccisa dall’ipocrisia del perbenismo, dai pregiudizi”. Un racconto semplice, ben strutturato, che ha un buon ritmo, commovente ma non lacrimevole perché il messaggio della protagonista non è né di rivalsa, né di denuncia, è di coraggio senza riscatto; fatto di generosità e di curiosità. E’ la riaffermazione più alta della dignità umana, la conoscenza condivisa che sarà la vocazione di Violè.
Dietro questa ambivalenza si snoda la vicenda. Una donna si racconta, mette a nudo i suoi ricordi tanto lontani quanto dolorosi, si rivela per quella che è fuori dagli schemi, mostra le sue angosce, le sue paure, ma anche il suo andare avanti nonostante tutto.
La recensione integrale su Saltinaria.it
lunedì 29 settembre 2014
“Nessuno doveva sapere Nessuno doveva sentire” di Giovanna Mulas
Ilaria Guidantoni Mercoledì, 24 Settembre 2014
Prefazione di Xavier Frìas Conde, illustrazioni di Pinina Podestà, postfazione di Daniela Micheli, musiche di Gianluca Rando
Il titolo suona come un manifesto al contrario, una negazione che la programmazione neuro-linguistica insegna che programma la mente al contrario. E’ quello che non sarebbe dovuto succedere, ma che accadendo inevitabilmente porta conseguenze nefaste. Il tema è quello dell’omertà popolare che nasconde ma non elimina lo scandalo. Anche perché è la vita, sembra dirci l’autrice, che è scandalosa in sé, che è meraviglia, sogno e delirio. Nasce dal cuore e dalle carne nella stessa proporzione e quindi dal sangue e nel sangue torna, con la violenza della morte. C’è una dimensione aspra nella scrittura di Giovanna Mulas, incantata e travolta dal vivere, mai rinunciataria al sogno anche con il rischio di addormentarsi e avere un incubo perché questo significa esistere: essere senza sconti. Non basta tacere, nascondersi, farsi finta di: la vita prima o poi scoperchia le parti più buie e non c’è nessuna gravidanza che possa essere celata per sempre, malgrado le bende strette intorno al ventre. Dimenticare e perfino uccidere non serve a cancellare la memoria, perché la vita cosmica sopravvive a noi e sembra perseguitare i nostri peccati anche quando pensiamo di averla scampata, come succede ad un notaio che ha ignorato la donna e il figlio che ha avuto perché la madre del bambino era una serva. I fantasmi, i sogni, gli incubi, sono oltre la materia e più possenti.
Giovanna è la Sardegna, lo è per la lingua perché il libro lo si sente pensato in sardo e si avverte, anche con una certa difficoltà per chi è estraneo a quella cultura, che le parole e le espressioni dialettali non sono inserzioni, quanto il nucleo più forte che resta dalla traduzione in italiano della stessa autrice.
La recensione integrale su Saltinaria.it
Prefazione di Xavier Frìas Conde, illustrazioni di Pinina Podestà, postfazione di Daniela Micheli, musiche di Gianluca Rando
Il titolo suona come un manifesto al contrario, una negazione che la programmazione neuro-linguistica insegna che programma la mente al contrario. E’ quello che non sarebbe dovuto succedere, ma che accadendo inevitabilmente porta conseguenze nefaste. Il tema è quello dell’omertà popolare che nasconde ma non elimina lo scandalo. Anche perché è la vita, sembra dirci l’autrice, che è scandalosa in sé, che è meraviglia, sogno e delirio. Nasce dal cuore e dalle carne nella stessa proporzione e quindi dal sangue e nel sangue torna, con la violenza della morte. C’è una dimensione aspra nella scrittura di Giovanna Mulas, incantata e travolta dal vivere, mai rinunciataria al sogno anche con il rischio di addormentarsi e avere un incubo perché questo significa esistere: essere senza sconti. Non basta tacere, nascondersi, farsi finta di: la vita prima o poi scoperchia le parti più buie e non c’è nessuna gravidanza che possa essere celata per sempre, malgrado le bende strette intorno al ventre. Dimenticare e perfino uccidere non serve a cancellare la memoria, perché la vita cosmica sopravvive a noi e sembra perseguitare i nostri peccati anche quando pensiamo di averla scampata, come succede ad un notaio che ha ignorato la donna e il figlio che ha avuto perché la madre del bambino era una serva. I fantasmi, i sogni, gli incubi, sono oltre la materia e più possenti.
Giovanna è la Sardegna, lo è per la lingua perché il libro lo si sente pensato in sardo e si avverte, anche con una certa difficoltà per chi è estraneo a quella cultura, che le parole e le espressioni dialettali non sono inserzioni, quanto il nucleo più forte che resta dalla traduzione in italiano della stessa autrice.
La recensione integrale su Saltinaria.it
mercoledì 24 settembre 2014
"Una trilogia palestinese", di Mahmud Darwish. Prefazione e cura di Elisabetta Bartuli
Ilaria Guidantoni Martedì, 23 Settembre 2014
Il testo raccoglie tre scritti in prosa, piuttosto voluminosi, sostanzialmente autobiografici che disegnano un affresco storico e culturale della Palestina e del rapporto con il Libano rispetto all’’affronto’ israeliano. La Trilogia si rivela anche una testimonianza esistenziale, umana e poetica di un grande intellettuale engagé senza vizi intellettualistici né mondanità; la lingua di uno dei più grandi poeti arabi, segnatamente del Novecento che lo scrittore portoghese Josè Saramago non esita a definire ‘il più grande poeta al mondo’.
Una trilogia palestinese è un testo impegnativo sia sotto il profilo emotivo, sia della lingua e della densità culturale, con una corposità forte dal punto di vista teoretico, sebbene il suo incedere sia soave e molto scorrevole. E’ anche un grande affresco storico-sociale, quello di un popolo e del profilo del profugo. Il volume merita più letture e un’analisi dettagliata da specialisti che presupporrebbe una conoscenza dell’arte poetica oltre che dei fatti politici del Medioriente. Credo che valga la pena leggerlo per avere qualche pennellata che illumini i fatti recenti e mai testo potrebbe essere più attuale in questo drammatico frangente nel quale la Striscia di Gaza è tornata ad occupare spesso i nostri telegiornali, con alcune date cruciali quali il 1948, la strage di Qasim del 1956, il 1967 o quella di Damur del 1976 l’invasione del Libano da pare di Israele nel 1982.
Un’altra delle ragioni per leggerlo è la profondità dell’analisi sulla condizione umana in situazioni drammatiche, al limite, nelle quali l’uomo si trova in contesti di sradicamento come il profugo, o di violenza permanente come il carcere, di disumanità come la tortura e la perseveranza nel coltivare la propria umanità, nel segno della dignità e del rispetto. Infine, le pagine di Darwish sono una grande riflessione sul valore della scrittura e in particolare della poesia; su come la parola dia voce e consistenza al pensiero rendendo la realtà quella che è. In tal senso Dio è il più grande poeta in quanto creatore e l’intellettuale, come anche l’uomo comune nel suo essere poeta del quotidiano, dà i nomi alle cose e nominandole le fa essere, in una dialettica circolare di rimandi.
La recensione integrale su Saltinaria.it
Il testo raccoglie tre scritti in prosa, piuttosto voluminosi, sostanzialmente autobiografici che disegnano un affresco storico e culturale della Palestina e del rapporto con il Libano rispetto all’’affronto’ israeliano. La Trilogia si rivela anche una testimonianza esistenziale, umana e poetica di un grande intellettuale engagé senza vizi intellettualistici né mondanità; la lingua di uno dei più grandi poeti arabi, segnatamente del Novecento che lo scrittore portoghese Josè Saramago non esita a definire ‘il più grande poeta al mondo’.
Una trilogia palestinese è un testo impegnativo sia sotto il profilo emotivo, sia della lingua e della densità culturale, con una corposità forte dal punto di vista teoretico, sebbene il suo incedere sia soave e molto scorrevole. E’ anche un grande affresco storico-sociale, quello di un popolo e del profilo del profugo. Il volume merita più letture e un’analisi dettagliata da specialisti che presupporrebbe una conoscenza dell’arte poetica oltre che dei fatti politici del Medioriente. Credo che valga la pena leggerlo per avere qualche pennellata che illumini i fatti recenti e mai testo potrebbe essere più attuale in questo drammatico frangente nel quale la Striscia di Gaza è tornata ad occupare spesso i nostri telegiornali, con alcune date cruciali quali il 1948, la strage di Qasim del 1956, il 1967 o quella di Damur del 1976 l’invasione del Libano da pare di Israele nel 1982.
Un’altra delle ragioni per leggerlo è la profondità dell’analisi sulla condizione umana in situazioni drammatiche, al limite, nelle quali l’uomo si trova in contesti di sradicamento come il profugo, o di violenza permanente come il carcere, di disumanità come la tortura e la perseveranza nel coltivare la propria umanità, nel segno della dignità e del rispetto. Infine, le pagine di Darwish sono una grande riflessione sul valore della scrittura e in particolare della poesia; su come la parola dia voce e consistenza al pensiero rendendo la realtà quella che è. In tal senso Dio è il più grande poeta in quanto creatore e l’intellettuale, come anche l’uomo comune nel suo essere poeta del quotidiano, dà i nomi alle cose e nominandole le fa essere, in una dialettica circolare di rimandi.
La recensione integrale su Saltinaria.it
Iscriviti a:
Post (Atom)









