lunedì 16 luglio 2018

Una poesia che fa i conti con la colonizzazione e la violenza della terra d'Africa

“Nell'aria inquieta del Kalahari” di Barolong Seboni

Scritto da   Lunedì, 16 Luglio 2018 
“Nell'aria inquieta del Kalahari” di Barolong Seboni
Poesia, semplice, cruda, essenziale, senza nulla di eccedente eppure folgorante. Coglie come una frusta l’anima di un mondo, l’Africa arida e densa di storia orale portata dal vento, violentata da mani avide, che fa i conti con la colonizzazione e la sua eredità, che si sforza di convivere con la diversità, senza lasciarsi vincere, omologare, né sedurre dai diamanti. E’ una terra che ruggisce e sanguina di un sole violento che brucia la terra e non è sinonimo di vita. Scritto in inglese da chi ha lottato per il proprio popolo e ha cercato di farlo in maniera universale.
Stringata e accurata l’introduzione di Marisa Cecchetti, traduttrice che ha curato l’edizione preziosa, illustrata, che nella resa italiana coglie la grande poeticità, la violenza e l’animo struggente ad un tempo del poeta, cercando di mantenersi aderente al testo inglese e, se possibile, arricchendolo nel trasferire la profondità della nostra lingua alla musicalità inglese.

Per una lettura completa dell'articolo,


La Palermo torrida, conturbante e antica di Giuseppina Torregrossa


“Il basilico di Palazzo Galletti di Giuseppina Torregrossa

Scritto da   Lunedì, 16 Luglio 2018 
Un romanzo dai toni noir e rossi come la passione travolgente, vestita di bianco etereo, trasparente come la pelle candida e sottile della protagonista. Un libro conturbante che ha il sapore antico delle storie di passioni e intrighi, forse anche per l’ambientazione: una Palermo torrida nei giorni del Ferragosto, con l’acqua che scarseggia; palazzi nobili decadenti; un’aristocrazia frivola e ignara delle lacerazioni della vita; uno stile impeccabile che copre vicende torbide. Stile elegante che mescola la lingua dialettale all’italiano colto, e lo condisce con un’ironia sapiente, velata quanto graffiante che sa di sicilianità.

Giuseppina Torregrossa è una narratrice sapiente, quasi involontaria e per questo affabulatrice, scrittrice per caso all’esordio, si è rivelata capace di misurarsi con l’arte autentica del romanzo sposando tradizione e sensibilità contemporanea, un occhio attento ai fremiti sociali della generazione nel passaggio dalla giovinezza alla maturità: non possono mancare accenti noir, commissari e soprattutto commissarie, delitti passionali, vizi e tendenze della sessualità torbida di cui la Sicilia è culla e che oggi si ammantano di nuovi toni.
La città di Palermo è protagonista, come una colonna sonora che attraversa il libro, d’altronde è per Giuseppina Torregrossa il suo altrove, città di bellezza struggente che ad un tratto si popola di una vita brulicante, povera ma non misera, come quella dei mercati – il Capo tra gli altri – di prostitute dal cuore tenero e di sguardi pettegoli e in fondo comprensivi

Per una lettura completa dell'articolo, http://www.saltinaria.it/recensioni-libri/libri/il-basilico-di-palazzo-galletti-di-giuseppina-torregrossa-recensione-libro.html

domenica 8 luglio 2018

François Beaune, storie mediterranee

ARCA

La lune dans le puits
Histories vraies de Méditerranée di François Beaune
di Ilaria Guidantoni
La copertina del libro

Un’Odissea moderna con un Ulisse spettatore partecipe a livello emozionale che compie il suo viaggio attraverso le voci degli altri. Scritto come un reportage, La lune dans le puits, letteralmente La luna nel pozzo, non ancora tradotto in Italia - è anche un diario di viaggio e vede l’autore, François Beaune, comportarsi più come regista che come uno scrittore, resistendo alla tentazione di mettersi in primo piano. Unica concessione il corsivo che, come dice nella premessa, “il corsivo sono io”, ovvero quei piccoli inserti che lasciano intravedere la mano scrivente, spesso solo per citare il narratore del capitolo.

https://libertariam.blogspot.com/p/arca.html



Umberto Cutolo firma il secondo episodio dei gialli della Costiera

“Omicidi all’acqua pazza – La scapece assassina” di Umberto Cutolo

Scritto da   Domenica, 08 Luglio 2018 
“Omicidi all’acqua pazza – La scapece assassina” di Umberto Cutolo
Seconda prova narrativa del genere Giallo classico del giornalista Umberto Cutolo, La scapece assassina, gustoso titolo per un frizzante noir ambientato nella Costiera amalfitana. Secondo episodio di una trilogia non perde il mordente, anzi si fa più appetitoso, intreccio complesso di figure e personaggi ben scolpiti, un tocco alla Hitchcock in versione pop moderna, che prende in giro quell’italietta arrogante e di media statura, a volte piccola piccola, che si lascia incantare dai miti: chef stellati, esotismo prêt-à-porter e successo fatto di soldi e belle donne anche se prese in prestito. Ben scritto, non manca, accanto ad una sagace ironia, colta, momenti lirici dedicati al paesaggio e alla memoria familiare, soprattutto culinaria.


Per una lettura completa dell'articolo,  http://www.saltinaria.it/recensioni-libri/libri/la-scapece-assassina-di-umberto-cutolo-recensione-libro.html

Un romanzo d'amore dei nostri giorni. E' ancora possibile?


“Una ragazza inglese” di Beatrice Mariani

Scritto da   Domenica, 08 Luglio 2018
“Una ragazza inglese” di Beatrice Mariani
E’ stata definita una storia d’amore quale tributo a Jane Eyre di Charlotte Brönte ed è in questo suo romanticismo non tradizionale, in quello che l’amore ha di assoluto e proprio per questo per il suo lato anticonformista, con il gusto tutto al femminile dell’innamorarsi dell’amore e saper fare i conti con la realtà, con la capacità di darsi senza condizioni che il romanzo della scrittrice esordiente, manifesta la sua inattualità e in questo originalità. Il coraggio, pur ambientando la storia ai giorni nostri, nei grovigli della società romana malata e corrotta, di usare un profilo che è autentica narrazione.



Per una lettura completa dell'articolo:  http://www.saltinaria.it/recensioni-libri/libri/una-ragazza-inglese-di-beatrice-mariani.html

giovedì 7 giugno 2018

Parole e polvere di Paolo Brovelli al Festival del viaggio di Firenze

giovedì 7 giugno 2018


Parole e Polvere. I Taccuini di strada di Paolo Brovelli
di Mila Fiorentini
La copertina del libro

Un diario di viaggio dove l’autore quasi scompare, senza vezzi da protagonismo né il bisogno, molto diffuso tra i reporter, di far sentire la propria eccezionalità. Pennellate rapide e un ritmo veloce, che sembrano seguire il passo dell’avventura, spaziano tra i continenti. C’è l’amore, l’incantamento, il piacere della scoperta e soprattutto dell’incontro personale, senza quella smania giornalistica di raccontare per spiegare, insegnare, testimoniare. Sono taccuini di viaggio, lontani dall’idea del reportage.



Per una lettura completa dell'articolo, https://libertariam.blogspot.com/2018/06/parole-epolvere_7.html

domenica 3 giugno 2018

Dal Libano una storia al femminile tra guerra, precarietà, fuga e voglia di vivere


“Des ailes au loin” romanzo di Jadd Hilal

Scritto da   Domenica, 03 Giugno 2018 
“Des ailes au loin” romanzo di Jadd Hilal
Lo sguardo al femminile, di quattro donne, tra loro legate, generazioni che aspirano a vivere e a volare lontano, vedendo anche negli aerei che sganciano bombe uccelli di libertà. Sullo sfondo il Libano, sempre in guerra, con quel senso di precarietà e di paura che attraversa e trasforma le vite e anche l’amore e i rapporti più intimi. Un’analisi delicata e spietata ad un tempo dell’esilio e della lacerazione tra nostalgia e voglia di fuga.

Di origine libano-palestinese, Jadd Hilal è nato nel 1987 nei dintorni di Ginevra, città che torna nel romanzo come porto sicuro di fuga, come d’altronde la Francia con la sua capitale mitizzata, forse più noiosa del Libano, prevedibile, ma per questo porto di serenità. Dopo studi letterari e linguistici anglofoni in Francia, ha vissuto in Scozia e in Svizzera. Vive a Lione dov’è professore di lettere, ricercatore e cronista per Radio Nova Lyon. Questo è il suo primo romanzo, con una scrittura incisiva, delicata, leggera, distribuita in brevissimi capitoli con nomi di donna. Una sorta di diario incrociato al femminile: quattro voci libano-palestinesi che, di madre in figlia, raccontano il loro esilio, dagli anni Trenta del Novecento alla fine del secolo con la ripresa nel Duemila della guerra. Si disegna un Paese in guerra perenne fino al 2006 e alla breve tregua, che “abitua” tragicamente alla paura e alla precarietà.