giovedì 9 agosto 2018

Versi sul tema della migrazione per un'antologia

Ho risposto all'iniziativa di Giulio Perrone Editore che con L'Erudita ha pubblicato una raccolta di poesie sui migranti.
In esclusiva "Senza domani" che vi anticipo

Senza domani

Lo sguardo fisso all’orizzonte,
linea astratta, impalpabile, insignificante
promessa illusoria di un sogno,
il viaggio
Deriva e scontro
rabbia e resa
amarezza e tristezza, spingendosi a largo senza né barca né vela
né femminile accoglienza di tenerezza, né virile conquista
Non restano che briciole di nostalgia un destino
da vivere, di acqua salata e di frutti
terra promessa di incontri,
senza promesse, senza radici, senza domani
un tuffo nell’utero salato dove il seme mi ha conquistata.
E’ l’odore della vita

e una riscrittura di una poesia pubblicata nella mia raccolta "Prima che sia buio" (Colosseo Grafica Editoriale)

La sopravvissuta
Come un naufrago stremato
ho conquistato la riva
ho sorriso al sole che mordeva la mia pelle
respirando quel soffio che ancora mi restava
per raccogliere i sensi,
riprendere le redini del viaggio
Come un profugo
sono stata accolta in terra straniera
una nuova lingua
nuovi costumi
ho ricostruito una casa ma…giunta al tetto
tutto è crollato
Senza resa ho cercato una nuova terra fertile
incontrando l’ultima primavera dell’isola
Di nuovo in cammino
senza voltarmi
raccogliendo l’eredità del cuore, del dolore, della conoscenza,
ancora una volta in marcia
Non so più dove vado
Conosco solo la meta
ma non vedo che ricordi
Dentro il freddo di chi è restato troppo a lungo nella notte
perché il sole possa scaldare
Errante me ne vado per ogni dove senza posa
Inciampando nel presente
Annaspando nel futuro
Frugando nel passato
Sono solo frammenti senza trami
Ho l’odore dei sopravvissuti, che un po’ vivi un po’ morti,
guardano avanti per dimenticare

Volevo credere alle fiabe, un racconto da un incipit di Gabriella Genisi


Non leggeva scrittura femminile…
Volevo credere alle fiabe
Ilaria Guidantoni



Non leggeva scrittura femminile, mai. Era uno dei punti fermi della sua vita. Troppo isterica, o troppo debole. Ecco perché all’incontro con l’autrice previsto nel pomeriggio alla libreria dell’angolo, non ci sarebbe andato. Ma poi scorrendo l’invito arrivato per posta elettronica, fu catturato da una foto. Anzi, da un paio di occhi luminosi e malinconici. Non avrebbe saputo dire il perché, ma quello sguardo gli era rimasto dentro a lungo, come una domanda. Cancellò gli impegni in agenda e si organizzò".

“Anch’io non leggevo mai scrittrici donne, poi un giorno sono stata ‘ingannata’…finché, ironia della sorte, non sono diventata io una scrittrice, donna che parla di donne…ma solo agli uomini. Mi è rimasto questo vezzo”. Così gli dissi mentre gli servì il thé.
Non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso e facevo finta di ostentare così sicurezza, come una donna di mondo può fare, incurante del fascino maschile, troppo abituata ad essere corteggiata e desiderata. Speravo non si accorgesse della mia emozione.
“Chi può mai aver ingannato una donna come te?”
“Come sono…cos’è una donna come me?” Gli risposi infastidita. Lo ero davvero. Mi sembrava una domanda retorica ammiccante, un po’ scontata a dire il vero.
“L’autore che ho deciso di tradurre, Karim Majid era in realtà una donna che aveva deciso di pubblicare il suo libro sotto mentite spoglie perché nel suo paese non le sarebbe stato permesso altrimenti; tanto meno il soggetto che aveva scelto. Dopo una prima delusione, cocente, quello scrittore affascinante in realtà non era che il marito della vera autrice, nonché il suo editore che si era innamorato di lei leggendola - solo ora capisco perché - mi si è aperto un altro mondo. All’inizio c’è stata molta rabbia. Mi era sembrato avesse con me un’intesa particolare, una vera sintonia e ci siamo anche visti un paio di volte.”
“Ti ha ingannata o ti eri illusa disegnando una storia che era solo nella tua testa?”
Touchée. “Non posso dire che sia stato scorretto, forse era solo il suo modo per attirare l’attenzione della stampa estera sul libro della moglie. Io ero convinta di intervistare un nuovo talento.”
“Il talento in effetti c’era o no?”
“A maggior ragione quando ho conosciuto la storia di Nedjma…ma nella mia testa mi ero costruita un personaggio e ora Il sapore della terra straniera aveva tutto un altro gusto. Era quello di stare in un territorio sessualmente altro: la terra straniera dell’autrice era il proprio villaggio nei panni di un uomo. E anch’io stavo affrontando un nuovo viaggio, mio malgrado.”
“Magari più affascinante del previsto…”
“Ci ho messo un po’ per digerire il cambio d’itinerario. Davvero è stato come dover cambiare sesso in qualche modo.”
Ride. “Tu hai dovuto cambiare sesso?”
“No. E’ che sono stata spinta a guardare il mondo attraverso i pantaloni indossati da una donna ed è successo qualcosa che non immaginavo.”
“Così sconcertante? Non capisco che cosa ti turbi tanto? La storia della protagonista o la tua reazione, il fatto che sei stata affascinata da una sensibilità pensando che fosse un uomo e invece…?”
“Un po’ tutte e due le cose…”, risposi mentendo.
“Ma certamente più la prima cosa” e sentii quanto ero goffa nel pronunciare quella parola, così banale, inappropriata, “cosa”.
“Non ne vuoi parlare?”
“La forza e la capacità al femminile sono state per me una rivelazione inaspettata. Scoprivo che le donne sono concrete, pratiche, dotate di coraggio, incuranti quando credono in qualcosa dell’opinione degli altri e pronte a rischiare sapendo di poter perdere tutto per non rinunciare all’emozione. Tutte qualità che pensavo fossero maschili. Forse di uomini inesistenti e idealizzati. Stai pensando che sono idiota…”
“No, sto pensando che devi essere una persona capace di innamorarti profondamente, che credi ancora alle fiabe.”
“Purtroppo non più. Peccato. Per certi versi non avrei mai voluto scoprire la verità. Avrei preferito continuare a credere che quelle pagine uscissero dalla penna di Karim, una persona in carne ossa, non un personaggio, un uomo del quale innamorarsi per davvero…”
“E invece ti sei accorta di essere stata affascinata da una donna.”
“Ed è davvero in gamba Nejma, visto che è riuscita a far innamorare Karim, che si è dimostrato coraggioso, che ha sfidato le convenzioni trattando un argomento scabroso e scomodo in quel momento, in quel contesto. Karim  si è messo in disparte poi lasciando all’autrice il successo… comunque non so perché ma ormai riesco a leggere solo voci femminili.”
“E fai bene visto che il tuo Karim non era che un coureur des jupes, troppo narcisista per amare e, al di là della sua cultura impegnata sbandierata, meno in gamba di quanto tu possa credere. Certo acuto…ha fiutato il successo e ha suggerito l’idea del camouflage. Sposarla è stato un affare ma ha continuato a tradirla con donne che potevano offrirgli opportunità tutt’altro che impegnate. Così ha tentato con te…intendi bene tu non eri il genere avventura ma riservavi per lui altre sorprese, anche quella inaspettata dell’onestà. Così è stato costretto a mettersi a nudo, pensando di far colpo ma non è bastato.”
“Questo è il tuo nuovo romanzo.”
“No è la realtà. Lo conosco molto bene.”
Ho improvvisamente freddo e non riesco a dissimulare il mio imbarazzo e la mia nuova sconfitta. Verso ancora del tè questa volta per me.
Jean-Philippe mi sfiora i capelli, quasi distrattamente, con un misto di tenerezza e di complicità: “Karim comunque mi ha fatto un regalo. C’è nel fondo di ognuno qualcosa di buono, in questo caso suo malgrado. Sono qui per i tuoi occhi e sarà la prima volta che leggerò una donna.”


mercoledì 8 agosto 2018

Letture per l'estate - I miei libri dal gennaio 2018


Libri  gennaio – agosto 2018
I canti della vita di Abū l-Qāsim ash-Shābbi - Traduzione dall’arabo, Imed Mehadheb; Saggio introduttivo e cura, Salvatore Mugno
http://www.saltinaria.it/recensioni-libri/libri/i-canti-della-vita-ab-i-q-sim-ash-sh-bbi.html

Aden Arabie di Paul Nizan
http://www.saltinaria.it/recensioni-libri/libri/aden-arabie-di-paul-nizan.html

Le Premier Sexe di Éric Zemmour

La striscia di cuoio di Angelo Gaccione 
http://www.saltinaria.it/recensioni-libri/libri/la-striscia-di-cuoio-di-angelo-gaccione-recensione-libro.html

La sposa yemenita di Laura Silvia Battaglia - Cover art Paola Cannatella
http://www.saltinaria.it/recensioni-libri/libri/la-sposa-yemenita-di-laura-silvia-battaglia.html

Jezabel di Irène Némirovsky
http://www.saltinaria.it/recensioni-libri/libri/jezabel-di-irene-nemirovsky-recensione-libro.html

A Calais di Emmanuel Carrère - Traduzione a cura di Lorenza Di Lella e Maria Laura Vanorio

Utopia di Tommaso Moro - Traduzione di Ugo Dotti

Ragazzo di razza incerta di Beatrice Monroy

La scelta imperfetta di Daniela Rossi

L’amas ardent di Yamen Manai

Des ailes au loin di Jadd Hilal


Omicidi all’acqua pazza di Umberto Cutolo
Una ragazza inglese di Beatrice Mariani

Parole e Polvere. Taccuini di strada: Eurasia, America e Africa di Paolo Brovelli
Per una lettura completa dell'articolo, https://libertariam.blogspot.com/2018/06/parole-epolvere_7.html
Nell'aria inquieta del Kalahari di Barolong Seboni
La statue de sel di Albert Memmi
Un romanzo autobiografico, sulla condizione della propria appartenenza plurale, soprattutto a livello linguistico. Una conferma della ricchezza delle differenze quanto del travaglio che esse comportano: la conferma per altro di quanto la lingua non sia solo uno strumento di comunicazione ma una visione della vita, parlando la quale ne assumiamo le sembianze. Il racconto appassionato di un tunisino ebreo, di origini italiane da parte di padre e di madre berbera della minoranza ebraica, che non è riuscito ad adattarsi a nessuna etichetta, nel momento difficile in cui il protettorato francese ha incontrato la questione delle razze.
Il romanzo autobiografico, o meglio la finzione letteraria autobiografica, di Albert Memmi (nato a Tunisi nel 1920 da un famiglia tunisina di lingua araba) si dimostra di grande attualità anche se la data originaria di pubblicazione risale al 1953, che nell’edizione rivista ha la prefazione di Albert Camus, altro autore déraciné che ben conosce la complicazione, intrigante, di appartenenza multiculturali. Tradotto in italiano nel 1991 (per i tipi Costa & Nolan, 317 pagine) è una storia semplice, quella di un bambino figlio di François Memmi, ebreo di origine italiana e di Marguerite Sarfati, madre berbera della minoranza sefardita locale, che vive nei vicoli di Tunisi, a ridosso del ghetto, in fondo all’impasse Tarfoune e poi nella zona tipicamente ebraica del Passage. La sua è un'infanzia felice anche se ben presto il protagonista si scontra con la realtà, ostile, fatta di povertà, separazione, pregiudizio. Si fa così strada in lui la consapevolezza del proprio destino fatto di esclusione e di sradicamento, a causa di una formazione culturale che gli impedirà di riconoscersi nelle tradizioni della comunità ebraica, senza peraltro potersi identificare in una comunità nuova da cui resterà comunque escluso. Da qui la fuga, non verso l'Africa che rifiuta, ma nemmeno verso l'Europa che ha rifiutato lui, ma verso il nuovo mondo, un mondo senza passato, l'America. Lungo il cammino il dramma del popolo ebreo e dei campi di lavoro sotto l’occupazione tedesca, presenti nello stesso Maghreb, che lo fanno sentire improvvisamente coinvolto nel destino di un popolo al quale sente in qualche modo di appartenere. E’ certamente un coinvolgimento empatico di stampo morale e di solidarietà sociale, essendosi allontanato dalla religione e anche della lingua, avvezzo a parlare solo il patois di Tunisi, un idioma che “sporca” l’ebraico con l’arabo tunisino e il francese in primis. Nondimeno il protagonista non è un francese de souche e non è neppure un italiano anche se per parte di padre (di professione sellaio, al quale è dedicato il libro) discende da un pittore rinascimentale. Albert Camus mette l’accento proprio sulla complessità biografica che sfugge a qualsiasi catalogazione, a cominciare dal suo essere scrittore tunisino anche se francofono; ebreo solo per origine e influenza anche se in questo libro riprende nel titolo la Genesi, 19, 26 nel qual si dice “La moglie di Loth guardò indietro e divenne una statua di sale.” Memmi per altro non è nuovo a titoli “biblici” come Agar, storia d’amore drammatica legata allo scontro di due culture che in alcuni casi coabitano in una stessa persona. In effetti il protagonista, come sottolinea Camus nella sua introduzione, si rende conto di essere ebreo quando durante il primo pogrom gli arabi massacrano gli ebrei e quando la Francia di Vichy lo consegna ai tedeschi; non solo, ma la Francia libera gli chiede, quando il protagonista vuole battersi nel suo nome, di cambiare l’assonanza ebraica del suo cognome. La scrittura sembra un modo per curarsi e liberarsi di chi non si sente di appartenere a nessuna delle culture che pure lo formano, almeno non nel senso abituale. Così se si allontana dalla religione ebraica e dai suoi rituali che gli appaiono ridicoli, non per questo rinnega le tradizioni. Camus non ci dà la risposta a dire il vero; si limita a porre la domanda, lasciandoci indovinare il suo pensiero. La scrittura diventa il laboratorio della propria identità, per fasi successive durante le quali il bambino prima, il ragazzo poi, l’uomo alla fine, si mettono in discussione per ritrovarsi ogni volta in un equilibrio precario nel quale resta sempre qualcosa da distruggere (parole testuali di Memmi). Il romanzo, gradevole alla lettura, anche per il piglio autoironico, è stato negli anni un modello per il romanzo tunisino e algerino, soprattutto su alcune tematiche essenziali, quali il colonialismo, il razzismo, l’emarginazione, la società multiculturale. Anche leggendo la formazione di Albert Memmi di capisce l’insorgere di simili tematica: si è infatti formato alla scuola francese, dapprima al Liceo Carnot di Tunisi e poi ha studiato all’Università di Algeri, dove ha studiato filofofia; infine alla Sorbona a Parigi.
La statue de sel
Albert Memmi
Prefazione di Albert Camus
Éditions Gallimard
Collection folio
1966
ISBN 978-2-07-036206-6./
La statua di sale
Albert Memmi
Costa & Nolan
1991
ISBN 9788876481222



L’ultima notte di Achille di Giuseppina Norcia

La vie devant soi di Romain Gary alias Émile Ajar
Odissea, http://libertariam.blogspot.it/p/litterae.html

Sissy Boy di Franca De Angelis
http://libertariam.blogspot.it/2018/04/libri-sissy-boy-di-mila-fiorentini-la.html
L’esprit de famille - 77 positions libanaises di Fraçois Beaune
https://libertariam.blogspot.it/p/litterae.html

La lune dans le puits Histories vraies de Méditerranée di François Beaune

Il basilico di Palazzo Galletti di Giuseppina Torregrossa
Per una lettura completa dell'articolo, http://www.saltinaria.it/recensioni-libri/libri/il-basilico-di-palazzo-galletti-di-giuseppina-torregrossa-recensione-libro.html

Jean Genet Epopea di bassavita di Neil Novello


Un captif amoureux di Jean Genet
https://libertariam.blogspot.com/search?q=Un+captif+amoureux

L’instant présent di Guillaume Musso
https://libertariam.blogspot.com/p/arca.html

Jean Genet visto da Neil Novello


“Jean Genet - Epopea di bassavita” di Neil Novello

Scritto da   Domenica, 05 Agosto 2018 
“Jean Genet - Epopea di bassavita” di Neil Novello
Un libro d’altri tempi, di critica letteraria o, meglio testuale, che presuppone o può affiancare una lettura approfondita e ad ampio spettro dell’opera di Jean Genet. Testo prezioso ed erudito di analisi dei testi in senso classico, lascia l’autore del libro, Neil Nello, dietro le quinte per concentrarsi totalmente sull’oggetto della critica, senza dare giudizi di sintesi né sposare tesi ma facendo parlare i singoli testi. Quasi una parafrasi di questo galeotto, ladro, omosessuale che nella sessualità anche brutale e nel tradimento, trova gran parte di una certa poetica. Senza indirizzare il lettore Nello mette in luce la modernità dello scrittore francese, soprattutto delle ultime opere, dedicato alla denuncia civile, al mondo “arabo”, portavoce dei diritti degli immigrati maghrebini in Francia e, in generale, solidale con tutti i déraciné della storia, dal ladro, al condannato.

Per una lettura completa dell'articolo

mercoledì 1 agosto 2018

Guillaume Musso lettura per l'estate

ARCA

Guillaume Musso. L’instant présent
di Ilaria Guidantoni

La copertina del libro

L’Instant présent, non ancora tradotto in italiano, è un romanzo di Guillaume Musso secondo alcuni l’autore francese più letto. Io sono sempre prudente con le classifiche perché per altro mi risultava fosse Yasmina Khadra, algerino francofono, residente in Francia. Certamente autore di successo, ho resistito alla tentazione per un pregiudizio al contrario, diffidente verso quello che piace ai più, non per snobismo ma perché spesso si tratta di successi creati a tavolino grazie a strategie di marketing che raccontano in qualche modo i bisogni indotti che non risparmiano neppure la sfera culturale. Alla vigilia della grande partenza per le vacanze la curiosità per quello che leggono i più soprattutto per svagarsi è una tentazione irresistibile. Leggendo qualcosa di Musso, classe 1974, si scopre che ha conosciuto la notorietà nel 2004 grazie al suo primo romanzo, L´uomo che credeva di non avere più tempo, tradotto in più di venti lingue e diventato anche un film. Tra i suoi numerosi successi, che hanno venduto oltre 22 milioni di copie nel mondo, ricordiamo: Quando si ama non scende mai la notte, La donna che non poteva essere qui, La ragazza di carta, Chi ama torna sempre indietro, Ti vengo a cercare, Perché l’amore qualche volta ha paura, Il richiamo dell’angelo, Aspettando domani. Best-seller n. 1 in Francia, Central Park ha venduto oltre un milione di copie. In Italia è tradotto da La Nave di Teseo, Sperling & Kupfer e anche BUR. Io sono riuscita a scegliere l’unico romanzo ancora non tradotto. Il francese è relativamente semplice e scorrevole. 

Per una lettura completa dell'articolo,

https://libertariam.blogspot.com/p/arca.html

sabato 28 luglio 2018

La riscoperta di Genet impegnato

ODISSEA


sabato 28 luglio 2018


Un captif amoureux di Jean Genet
di Mila Fiorentini
Jean Genet

Abbiamo deciso di pubblicare questa nota di Mila Fiorentini in prima pagina e non in una delle rubriche dei libri, vista l'attualità dell'argomento. I nostri lettori stanno da tempo seguendo su questa stessa prima pagina, le corrispondenze di Patrizia Cecconi sulla causa palestinese e il suo tributo di sangue.

Jean Genet
La rivoluzione palestinese alla prova dell’intimo, attraverso un diario di viaggio, un’intervista continua ascoltando le voci locali con un linguaggio di grande fluidità: l’umiltà e la curiosità del giornalista rendono oltre 600 pagine decisamente scorrevoli ancorché frammentarie, frutto di una riunione di scritti, postuma operata da Gallimard subito dopo la morte del grande scrittore Jean Genet. Tuttora non tradotto in italiano, questo testo è considerato dallo stesso Genet un testo che altri potrebbero utilizzare per una pubblicazione, dato l’argomento non facile ieri come oggi. Impressiona la profondità dell’analisi del conflitto mediorientale e di quella “guerra” che Genet legge come una rivoluzione, patria di tutte le rivolte arabe e l’attualità di argomenti che dalla stampa comune non sono stati eviscerati. Genet, profetico e critico profondo, malgrado l’assenza di una giusta distanza, vista la contemporaneità del nucleo degli avvenimenti, sembra essere stato ignorato in questo suo lato impegnato e politico. Al centro la Palestina, i rapporti con la Siria, la Giordania, Israele, il mondo europeo e il ruolo degli Stati Uniti. Una lettura in parallelo delle Black Panthers americane che hanno guidato la rivolta nera contro i bianchi. In questa atmosfera così densa e impegnata di tanto in tanto fa capolino l’amore, la passione per gli uomini di Genet, la presenza dell’eros che aleggia e colora il mondo.
Da sottolineare l’osservazione della lingua, la scrupolosità nello spiegare alcuni termini arabi, la loro traduzione e il valore centrale dato alla lingua, elemento di identità, rivalità e luogo del contendere profondo perché sottende una visione del mondo, talvolta unificata dalla costituzione nazionale che ha schiacciato le minoranze anche di natura linguistica.
Un testo da leggere e meditare, magari scorrendo alcune parti velocemente, senza lasciarsi spaventare dal numero di pagine.
Mi sono incuriosita a Genet, al di là dell’opera teatrale, la più conosciuta e tradotta - il testo Les bonnes sopra gli altri - in seguito al lavoro di traduzione e curatela del libro Ritratto incompiuto del padre di Jean Sénac al quale il romanzo del poeta algerino, francofono, di origini andaluse è dedicato. In un passaggio del testo autobiografico Genet è ritenuto il più grande scrittore francese suo contemporaneo.
Questo libro è frutto di due lunghi soggiorni - che rispondono alle due parti del libro, entrambe con il titolo di “Souvenirs” - nei campi palestinesi che hanno consentito a Jean Genet di essere uno dei rari occidentali a poter testimoniare la vita degli insorti nei campi cosiddetti dei rifugiati, almeno in un primo periodo; poi forse dovremmo parlare di detenzione. Il testo è ad un tempo saggio e biografia, senza diventare né accademico né confessionale, lontano dal panegirico atteso dai difensori della causa palestinese, è di grande lucidità ed equidistanza, a dispetto del personaggio di eccessi, qual è Genet. L’autore infatti si smarca perché non intende essere il soldato, il difensore e forse nemmeno il cantore della rivoluzione palestinese, né uno dei leader intellettuali. Resta un osservatore autenticamente curioso che raccontando, o meglio raccogliendo testimonianze e spiegazioni, ci offre la sua visione della rivoluzione e dei movimenti rivoluzionari del secolo scorso, delle affinità e delle contaminazioni anche singolari come quella con il marxismo. Il suo punto di vista è intimo e procede tra la memoria e l’effetto specchio. Sicuramente difensore della rivoluzione come scelta, è un personaggio profondo nell’analisi critica che non si abbandona al ragionamento con la pancia, come il Sénac di fronte alla guerra d’indipendenza algerina, e filtrando il racconto con l’esperienza intima e impossibile per definizione di un uomo nonché artista del popolo del quale si innamora perdutamente.
Quest’ultima opera arriva dopo una vita avventurosa e da avventuriero, Genet parla di se stesso come di un ladro, che ha il tradimento nella quotidianità. Dopo l’uscita dal carcere di Marsiglia, dal quale entra ed esce per un periodo, ci sarà una fase da viaggiatore senza sosta con il suo impegno civile, spaziando tra l’Europa, gli Stati Uniti e il Medioriente e il Maghreb per il quale si impegna sul fronte dei diritti degli immigrati in Francia. È in terra marocchina, dov’è sepolto, che mette ordine alle pagine memoriali di Un captif amoureux. È il 1983. La storia del déraciné collettivo rifluisce nel nuovo libro: i Noir americani e i fedayin. Genet si ammala nel 1979 di tumore alla gola e, dopo una lunga malattia, muore nel 1986, solo lasciando accanto a sé il manoscritto dell’ultima opera. Si tratta di una sorta di testamento, dalla parte degli sradicati, scosso dall’orrore di un viaggio accanto alla morte che in qualche modo sente sua - scopre i massacri dei campi dei rifugiati palestinesi di Sabra et Chatila - assumendo su di sé le ragioni della causa palestinese. D’altronde la morte, che sia condanna voluta dalla giustizia, rischio assunto come nel Funambolo, l’artista sul filo tra vita e morte, l’odore dell’amore strappato dal suicidio dell’amato o quella del lutto assunto e non vissuto dei genitori, è sempre presente in Genet fin dalla sua nascita. La conclusione è emblematica e dichiara che “l’ultima pagina del mio libro è trasparente”. Il libro è diventato un film realizzato da Michèle Colléry, con il titolo Jean Genet, un captif amoureux, parcours d’un poète combattant, nel 2016.



Jean Genet
Un captif amoureux
Editions Gallimard, 1986
Pag. 611 € 9,90